L'Inspiration Porn e la solitudine di Capodanno

Cos'è l'Inspiration Porn
E’ il primo Gennaio 2023. Questa mattina sono stato svegliato, alle nove, da un vicino che sbraitava contro non so chi. Buon anno anche a te, idiota. Non ho sentito con chi ce l’aveva, perché era dentro qualche casa (il mio condominio è circolare, quindi contiene una corte e si sente quasi tutto ciò che proviene dalle case vicine) e quindi era tutto abbastanza ovattato da impedirmi di sentire cosa succedeva, ma era anche tutto abbastanza forte da  impedirmi il sonno.

Ho passato l’ultimo giorno dell’anno, come Natale e Santo Stefano, in solitudine, e sto iniziando a stancarmi di questo stato. Non sta scritto sulla pietra da nessuna parte. Non c’è nessun obbligo. Non me l’ha prescritta il medico la solitudine. Non c’è un bisogno sociale reale che io sia isolato. Eppure i miei giorni di festa, dal compleanno in giù, sono come quelli dei carcerati. Sento rabbia dentro. E non ho intenzione di rivoltare questa rabbia contro me stesso come ho fatto in passato (come chi legge questo blog sa).

Ieri sera mentre scorrevo la timeline dei miei social ho trovato un articolo sull’Inspiration Porn. Una attivista per i diritti dei disabili ha coniato questo termine per indicare quei meme che dovrebbero ispirare le persone non disabili grazie a immagini di: disabili che corrono, disabili che lavorano, disabili che fanno cose normalissime, con testi come ‘Se ce la fa lui, tu non hai scuse’. Eh no. Ma chi pensate che siamo? Cose abbandonate in un angolo incapaci di reagire se non ci aiutate voi col vostro buon cuore (quello che ho toccato con mano io in questi giorni di festa)?

E soprattutto, perché utilizzarci per la motivazione? Questa spinta alla performatività che ci danneggia tutti (se esistono gli hikikomori sappiate che è colpa vostra) non ha più senso in un mondo come il nostro, dove in metà del Paese il lavoro, ad esempio, e intendo proprio il posto di lavoro, non esiste e comunque se esiste non è garantito nel tempo. Avete letto bene: c’è chi silenziosamente si è rivoltato e vive rinchiuso in camera piuttosto che avere a che fare con voi. Perché vi schifa. Pensateci, invece di usare il disagio altrui come pila per ricaricarvi.

Poi però gli hikikomori si rivolgono alla rete, per cercare persone simili. Persone che non ci stanno a farsi fare il lavaggio del cervello. Dove troverò le mie, per festeggiare un mio compleanno o un mio successo come magari un bello spettacolo teatrale (nessun amico viene mai a vedermi quando recito, mi becco gli applausi di emeriti sconosciuti, sempre)? Non ho ancora risposte a questa domanda. Nei post precedenti auspicavo un mio maggior impegno nelle cose che faccio, ma credo che non basti. Ci vuole un cambiamento culturale. E io devo farne parte.

Fonte dell'immagine: Wikipedia/Quirinale
Ma per ottenere questo cambiamento culturale occorre capire dove agire. Su quali impulsi o quali istinti. Cosa porta le persone a escluderti? Nel mio caso, lo so fin troppo bene. Sebbene in tutto ciò che faccio io sia un apprendista, temo che sia proprio questo mio impegnarmi il problema. Io vivo da solo, facendomi coraggio quando vivo circostanze tragiche, e gioendo dei miei successi quando li ottengo. E vivo in Italia, un Paese dove la maggior parte della gente si appoggia al parente o alla cricca per ottenere qualcosa.

Tantissimi anni fa, ad esempio, quando frequentavo l’università ed ero ancora cristiano, frequentavo un gruppo cattolico. A un certo punto mi viene proposto di fare il sistemista (il tecnico delle reti di una azienda). Un amico di amici mi vende un pc adatto e dei manuali, e mi dice che dovrò sostenere degli esami. Mi dice anche “Tu studia, ma se anche non riesci a studiare non preoccuparti, ci pensiamo noi”. Più o meno. Io, sfiduciato, ho lasciato perdere. Ma al di là dell’episodio o di come lo ho gestito, capite qual è il mio problema? Io non voglio appoggi.

Quello che realizzo lo voglio realizzare da solo. Arrivarci per merito mio (quello vero, non quello che sbandiera il nostro governicchio che dentro quel sistema di familismo amorale ci è dentro manie piedi). Che una persona con disabilità psichica sappia scrivere di musica in inglese e si permetta di scrivere cosa è bello e cosa è brutto era una cosa che non piaceva già dieci anni fa, quando ero molto più inserito in quell’ambiente, quello della musica di ricerca, rispetto a oggi. Perché non ero comprabile. E viviamo in un mondo che non è abituato a saperti libero. Possiamo oggi, addì 2023, dirci che gli ambienti in cui viviamo sono pervasi dalla tossicità di questo modo di pensare e cambiare le cose?

Io dico che è venuta l’ora. Dico che è venuto il momento. Io pago due volte un pegno alla società: pago i pregiudizi sul mio stato di salute e il mio desiderio di non essere dipendente da nessuno. Dovrei provare ad essere più simpatico, ma non sono qui per fare il clown, come nella famosa canzone di Mingus di cui vi ho parlato tempo fa in un altro post su questo blog. Ebbene, in questo 2023 mi auguro di trovare amore e amicizie. Di poter portare avanti i miei progetti. Di mantenermi indipendente. Di fare un piccolo passo verso la felicità.

Abbiamo solo una vita, e non voglio arrivare a una certa età, dovermi guardare indietro e vedere che “Ho fatto solo sacrifici”, come diceva una signora anziana al supermercato l’ultima volta che ero in coda a fare la spesa, una signora anziana esasperata dalla sua stessa vita. Io li so cogliere i segnali dal mondo che mi circonda. Non sono bei segnali. So che molta gente che mi è prossima e che non legge quanto scrivo proverebbe rabbia per questo mio discorso, per questo mio modo di pensare. Come mi permetto, io. Ebbene, è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve farlo. Buon Anno a me. 

 


 

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