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Visualizzazione dei post da agosto, 2023

Amore e Potere nella musica d’arte popolare

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Sto seguendo come tutti il caso di un noto artista italiano che ha, titola il Corrierone, ‘sbroccato’ contro il pubblico insultandolo anche con epiteti omofobi. E sto seguendo il dibattito sul canale di un noto non so che italiano – ‘non so che’ non lo scrivo per dispetto o per antipatia, è che il soggetto in questione si sta ricavando una buca che gli fa da cassa di risonanza senza essere né un critico, né un entertainer, né un sociologo né altro, ma una specie di tuttologo nel mondo della musica; posizione anomala ma, andiamo avanti. In questo dibattito sono emersi elementi importanti. Il pubblico dei concerti musicali sta vivendo l’esperienza del live come un tentativo di abbassare l’artista al proprio livello, con quindi una linea di confine tra amore e odio che sta diventando sempre più labile. La situazione è eccellente, avrebbe detto un certo celebre ‘dittatore’ di un secolo fa, perché ci permette di mettere un po’ di carne al fuoco e nutrirci. Roba buona, ve lo prometto. ...

Divagazioni sotto free jazz

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Ascolto Coltrane e Dolphy suonare assieme al Village Gate, quella registrazione ritrovata recentemente e dapprima lasciata a chi abitava vicino alla NY Public Library for Performing Arts, ed ora finalmente edita in vinile e CD dalla Impulse!/Universal in un bellissimo album da 80 minuti di musica trascendentale. Si sa, la musica porta con sé pensieri e desideri, se la si ascolta col cuore. E quindi eccomi qui a schiacciare tasti nemmeno tanto a caso su questo PC, per vedere cosa ne esce fuori e cosa si agita nel mio cuore mentre la melodia di Greensleeves suonata da McCoy Tyner, dopo una cena abbondante, mi diletta i padiglioni auricolari.   Gli è che di recente ho dovuto rivedere alcuni parametri che riguardano la mia intimità. Ad esempio ho sentito una persona dire poco tempo fa, stupidamente, che gli adolescenti provano tanti sentimenti mescolati assieme mentre poi quando si cresce si fanno delle scelte. Ecco, come cantava John Lennon: count me out. Non fate affidamento su d...

Piccole Anime (e la New Wave italiana)

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Ho ripreso ad ascoltare musica come non mai. In particolare grazie a un numero da collezione di una nota rivista italiana dedicato alla musica italiana tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta. Il periodo che amo di più, a parte alcuni musicisti che ho avuto la fortuna di vivere negli anni Novanta e che sono comunque tangenti questo fenomeno, e che ho approfondito grazie al bel libro di Simon Reynolds, Rip It Up And Start Again (tradotto in italiano come Post punk e oltre). Pankow, Gaznevada, i 2+2=5 di Giacomo Spazio, Faust’O, i CCCP Fedeli alla Linea, la sorpresa Gronge, i fantastici T.A.C., e quant’altro. Sono solo agli ultimi venti su cento a livello di ascolti – grazie alla rete si trova tutto ma non disdegnerò in futuro di portarmi a casa qualcosa su supporto fisico – e sto godendo come un riccio. Gli è che questi musicisti erano gente prima di tutto appassionata di sé, ma non in senso narcisista, erano persone che prendevano sul serio i propri desideri, e poi er...