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Visualizzazione dei post da dicembre, 2022

Lettera a nessuno

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E così è arrivato il giorno di Natale. Quello della solitudine. Un giorno da passare chiusi in casa, sapendo che tutti gli altri stanno in case calde e affollate a … mediare (come diceva un mio vecchio amico psicoanalista: bisogna sempre mediare). Oggi passerei volentieri questa giornata con … qualcuno che ancora non è nato, che ancora non esiste nel mio orizzonte, e che quindi faccio persino fatica a immaginare. Qualcuno che non assomiglia a nessuno di voi che mi leggete, ché vi conosco abbastanza bene da poter fare una media matematica e decidere che il risultato di quel calcolo non mi interessa, non mi riguarda. Ebbene. Stamattina, venticinque di dicembre, mi sono alzato molto tardi. Alle 10 e 30. Ieri ero andato a letto tardi, dopo aver visto per l’ennesima volta Aretha Franklin cantare Think nella famosa pellicola di John Landis, e quando stamattina la mia sveglia è suonata come sempre alle otto ho deciso di rimanere a letto. Ho fatto anche dei sogni, ma non me li ricordo (q...

Because I Always Feel Like Running

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Stanotte ho sognato una mia vecchia compagna. Dopo che ci siamo lasciati, non ci siamo più visti per dieci anni, dopo di che io le ho scritto una email e abbiamo reiniziato a frequentarci da amici, per un po’. Poi più niente, tranne quando ci si incontra per caso e si parlicchia un poco di questo, un poco di quello, e si ricordano vecchie cose. Lei si è destrizzata. Non so perché. Col ragazzo con cui era stata dopo di me si era fatta musulmana, ma lui aveva manie di controllo su di lei, non la faceva nemmeno lavorare. Quindi lei ha iniziato a odiare quel mondo, che ha identificato con un particolare tipo di persone. Non so se qualcuno l’abbia intercettata o se quelle idee, che ad esempio tutti gli immigrati abbiano sussidi mentre a noi disabili non spetta nulla se non briciole, ad esempio, le siano nate spontaneamente. Una volta mi aveva detto che le persone transgender le facevano schifo, perché non sono né completamente uomini né completamente donne. Su questo sono riuscito a far...

Evoluzione (breve trattato sulla malattia mentale in forma poetica)

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  Nel 1800 ero un isterico Nel 1868, per via di Kahlbaum, ero un demente precoce Esquirol nel 1838 mi definì idiota Nel 1893 grazie a Kraepelin ero un debole di mente Catatonico, ebefrenico o demente (ancora!) Nel 1911 Bleuler inventò per me il termine schizofrenico Per Freud avevo problemi con il sesso, con mamma e papà   Per Jung ero un individuo in trasformazione, Poi Deleuze e Guattari ci dissero l’amara verità Fu Basaglia a liberarmi dalle vostre catene e dai vostri muri, Dalle vostre vessazioni e dalle vostre frustrazioni Le cose finalmente stavano cambiando Lacan disse che rifiutavamo la legge Ma nessuno di noi divenne un marxista-leninista Forse eravamo troppo anarchici per la Russia   Le cose andavano meglio E la sociologia rivelò che eravamo vittime Molto più spesso di quanto potessimo diventare carnefici Ma la società coi suoi spettacoli delle medicine Ci teneva l’anima in catene Ci spaventava, parlava di peggiorame...

L’Anima delle Periferie – Milano E’ Viva

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Conosco Animanera da anni, da quando facevo il critico teatrale per varie webzines in rete. Allora ero un tipo curioso, e così sono andato a vedere un loro spettacolo che mi colpì molto per via della relazione, particolare e addirittura inedita, che intrattenevano gli attori col pubblico. Senza toccarsi, senza interagire in maniera diretta come ad esempio faceva il Living Theatre, ma solo evocandolo come in un qualche strano rituale Artaudiano. Ricordo che inoltre per mesi ripensai a quello spettacolo, parlandone anche con amici, e quando alla fine decisi per il grande salto mettendomi a studiare come attore arrivai di nuovo a loro con un laboratorio, ed ebbi l’opportunità di verificare come si lavora in Animanera da dentro, grazie alla regia sensibile e attenta di Aldo Cassano e Natascia Curci. Il fatto è che Animanera non è una fabbrica di spettacoli. In Animanera conta, moltissimo, il fattore umano. Si sceglie di mettere in piedi Durenmatt perché rispecchia questi nostri te...

Cosa c'entra Dostoevskij con l'Anarchia Relazionale?

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Ci ho messo sei mesi, ma alla fine ho portato a termine la mia impresa: sono riuscito a leggere tutto “L’Idiota” di Fedor Dostoevskij. Un capitolo o due al giorno, perso tra altre cose: la solita ricerca di un lavoro, il corso di dizione e quindi scioglilingua e studio della pronuncia di certe vocali e certe consonanti, la musica che quotidianamente mi tiene compagnia al posto di presenze umane che, a parte i periodici workshops, si fanno sempre più rade e discrete, allo scopo di non disturbare la mia disabilità, forse sperando di vedermi scivolare in un improbabile deterioramento delle mie capacità – la gente ha buon cuore, lì fuori. Gli è che il Dostoevskij ha uno stile unico e avvincente. Non è tanto l’uso delle parole, anche perché io ho fruito di una traduzione e quindi è a chi ha trasposto l’opera nella mia lingua la persona cui dovrei eventualmente fare i complimenti (per la cronaca, ho letto l’edizione Feltrinelli con traduzione di Gianlorenzo Pacini). No, è quello che narr...