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Piovono numeri

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Ed io sono a casa da solo. Ieri riflettevo su cose che ho già condiviso anche in questo spazio. Ma oggi vorrei introdurre qualche elemento di novità. Solo che scavo dentro me stesso e non lo trovo. Almeno quando sono da solo, almeno oggi. Mi prendo una pausa dalla tastiera. Cerco. Penso improvvisamente a quei famigliari di una ragazza morta in un ospedale sotto i ferri, che a vedere i carabinieri e a ricevere un cenno, nemmeno una informazione completa, sul disastro avvenuto, hanno improvvisamente agito la propria rabbia.  Quello era un momento in cui tutti erano nudi. Erano nudi i medici, che si erano visti scivolare una vita tra le mani. Erano nudi i famigliari, che hanno perso un affetto da un giorno all’altro. E tutto quello che io ho notato è che è scattata la violenza. Per questo si cerca di evitare quel contatto, quella connessione tra due nudità. Ma è impossibile per quanto ci si provi. Devo ancora iniziare a leggere il libro di Lowen sul narcisismo, ma è evidente che vivia...

Il fuoco inconsapevole

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“Se non sai cosa vuoi, non confondere un’altra persona”. E’ una delle tante frasi-fuffa motivazionali che si trovano in rete. Eppure. Eppure il mondo è pieno di persone che vorrebbero qualcosa, ma non sanno cosa. Non è colpa loro. E’ che il mondo in cui vivono gli dice: “Produci, consuma, crepa”. O meglio, l’ultima parola gliela tiene nascosta. Ma il messaggio non cambia: “Ti ho fatto faticare tanto, non vuoi premiarti?”.  O forse la forma del messaggio non è proprio questa, ma quasi. Walter Benjamin diceva in un suo scritto che il Capitalismo non è altro che una religione, una religione basata su un debito che si vuole universale. E’ dunque, la religione della disperazione. Non vi sembra pasoliniano questo Benjamin? O forse è Pasolini ad essere benjaminiano? Comunque. Torniamo a bomba. “Hai fatto tanta fatica, meriti un premio”.  Questa è la voce melliflua del potere. Nemmeno tanto metaforica. Vi siete mai chiesti perché al McDonald’s, nel centro commerciale, nel supermercato...

Estetica e radici

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Non sono innamorato in questo periodo della mia vita. Intendo in questi giorni, in questi mesi. Ciò mi permette, fermo restando che l’innamoramento per me è atto completamente irrazionale, in cui il soggetto può prendere atto di cosa gli piace ma non deciderlo, di pormi qualche domanda sui miei criteri di selezione e su alcuni correttivi che ho cercato di utilizzare per ampliare, diciamo così, le mie prospettive.  E dunque. Di solito ciò che mi attira di più è l’estetica. In una donna, infatti, la prima cosa che noto è se mi piace a livello di chimica. Tenete presente che sul piano della bellezza, o cosiddetta tale, i miei criteri sono ampli assai: bionde, brune, magre, curvy, occhi azzurri o verdi o castani, non mi pongo limitazioni. E’ l’insieme che deve colpirmi, non un dettaglio. Robert Mapplethorpe sapeva innamorarsi del cazzo di un uomo e quindi di quell’uomo. Io non ci riuscirei.  E però. In fondo con una donna ci devi anche parlare, e quindi non puoi limitarti all’este...

Tutti Contro Tutti

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Finisco di cenare al ritmo di Armand Van Helden, e mentre le note sfumano dal mio laptop che ha un volume piuttosto normale – sono le sette e mezza di sera poi – sento qualcuno degli abitanti nelle vicinanze lamentarsi contro qualcuno che farebbe ‘la bella vita’ di contro alle loro vite di sacrifici e stenti. Che vite misere che deve fare certa gente, se non riesce a trovare nulla di meglio che inquinarmi la serata con giudizi (o pregiudizi, quant'anche verso ignoti).  Decido pertanto di tornare a suoni più ‘seri’ e metto su Instrument Soundtrack dei sempre verdi Fugazi. E intanto penso. Penso a un documentario sull’hardcore punk italiano che ho visto ieri pomeriggio, una afosissima domenica, da cui si evince come da noi non solo quella musica fosse ultrapoliticizzata, ma ho preso anche atto della mentalità per cui se non hai una base di fans in quelle lande non sei nessuno (‘gli Afterhours non sono rock indipendente’).  E così stasera, mentre ascolto un po’ di post-hardcore, ...

Un filo rosso

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Leggo che giusto ieri sera c’è stata una aggressione omofoba ai danni di una coppia di ragazzi rei di essersi tenuti per mano all’uscita di un locale. I due avrebbero malauguratamente tentato di compiere il ‘folle’ gesto, se non fermati da qualcuno, fino al ritorno a casa. Dove mai andremo a finire, se un semplice gesto di quotidiano amore come il tenersi la mano può permettersi di inquinare le nostre certezze di figli del mercato e del capitale?  Ed ecco una prode combriccola di quattro minus habentes, tre uomini e una donna, ventenni a quanto riporta la stampa ora che i ragazzi sono stati identificati dopo la denuncia che le due vittime hanno compilato una volta usciti dall’ospedale, hanno iniziato a picchiare selvaggiamente, anche con la cintura dei pantaloni, uno dei due ragazzi, e poi l’altro che si era prodotto in suo soccorso.  Sono riuscito a vedere un video dell’accaduto perché alcune persone estranee hanno estratto un cellulare e filmato il tutto, pur senza interveni...

Siamo vuoti o pieni?

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Sono mesi che non lascio una traccia su questo blog. E’ che sono molto impegnato col lavoro e con l’esplorazione della chitarra acustica che mi sono procurato a gennaio coi miei colleghi di corso: finito il quale, lo scorso mese, noi abbiamo continuato a ritrovarci per ‘ripassare’ le lezioni e suonare tutti assieme allegramente. Per settimana prossima ad esempio mi è stato chiesto di portare un esempio di blues in dodici battute, e ho scelto “Evil” di Howlin’ Wolf.  “Evil” è una canzone molto semplice. Narra di un uomo lontano da casa che ha un sospetto, dato che la moglie è sola mentre lui è appunto lontano da casa. Wolf invita l’uomo a prendere in mano il telefono e, sentita la moglie che risponde con una voce strana, di tornare indietro e dare una lezione all’uomo che si stava divertendo alle sue spalle.  Oggi ho provato la struttura della canzone, e funziona. Ma non riesco ancora a suonare e cantare assieme. Devo quindi esercitarmi ancora un poco, prima di presentarla ai m...

I demoni interiori non esistono

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Un ragazzo più giovane con cui mi capita ogni tanto di confrontarmi mi ha già detto, ben due volte, che secondo lui ogni persona ha un demone interiore che va riconosciuto. Pena il farsene dominare. Mi porta a esempio di questo concetto serie TV e cartoni animati. E’ da un po’ che questo concetto mi ritorna alla mente, perché, se anche voi non vi fidate di anime e telefilm, e anzi magari li considerate un po’ con sufficienza, quel concetto è lo stesso, solo un po’ meno raffinato, di quello che ritrovate negli scritti di psicologia – l’ombra di Jung ad esempio.  Ebbene, io sono qui oggi per rivelarvi una verità ancora più profonda, ovvero che il demone interiore non esiste. Tutt’al più esistono legami sociali che ci rendono infelici, perché la maggior parte della gente non cerca l’amore e la felicità, concetti e pratiche molto impegnative, ma l’approvazione di un determinato gruppo sociale. Solo che, così facendo, non inquina solo la propria vita, ma anche quella di chi gli sta atto...