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Visualizzazione dei post da ottobre, 2023

Tutti abbiamo due cuori …

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Ieri sera ho rivisto Cuore Sacro di Ferzan Ozpetek, il mio film preferito del regista, ispirato a Europa ’51, il mio film preferito di Rossellini. In entrambi entriamo in intimità con queste donne che dopo un lutto decidono di sacrificare se stesse per il prossimo e nell’un caso si dissociano, nell’altro finiscono tra le grinfie della famiglia che priva la protagonista, magistralmente interpretata da Ingrid Bergman, della libertà rinchiudendola in manicomio per evitare uno scandalo. E ho pensato. Sì, ho pensato che esistono molte persone che a un certo punto della loro vita vivono un momento di crisi. In questo momento di crisi esse sperimentano il peggio di cui è capace la società, che li emargina perché si rende conto che avrebbe dovuto costruire qualcosa di diverso da ciò che ha fatto seguendo ciecamente il Potere. In pratica, emargina quelle persone perché esse le hanno fatto venire la coda di paglia. Eppure esiste una nutrita letteratura al riguardo. Quella Sufi ad esempio....

Che caz*o

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Gli eventi hanno alzato l’asticella. Quella della mia tolleranza alle stronzate. Non solo non mi piace in modo generico come vivo, ma non mi piace nello specifico. Sono livoroso, incazzato nero. Spese impreviste per rifare il tetto di casa, contenute e nelle mie possibilità ma che come tutto vanno compensate per non trovarsi sguarniti in futuro. Ancora qualche mese prima dello scadere del mio contratto. Ed ecco la prima cosa che non mi piace: l’equilibrismo per denaro. La seconda cosa che non mi piace: la mia solitudine. Molti miei colleghi ne soffrono, non quelli che sono direttamente assunti dalla multinazionale per cui lavoro, ma quasi tutti quelli che lavorano appaltati dalla cooperativa sociale per cui lavoriamo in forza alla suddetta multinazionale. Nessuno ci vuole, finiti i turni di lavoro. E quindi ora, quando guardo la gente per la strada, ho un moto di schifo. La mia condizione non è più esistenziale, è sociale. I ragazzini giovani del mio paese spesso mi indicano ri...

Tempus fugit

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Il tempo sta passando velocemente. Troppo velocemente. Le settimane sono tutte uguali. Dal lunedì al venerdì il lavoro e lo studio – sto studiando statistica da solo, visto che è con quella che mangio, quindi sono stato in una libreria del Politecnico e mi sono comprato un manuale bello corposo – e nel weekend, da solo, cinema, musica dal vivo e qualche giro per negozi di dischi. Tutto sta volando e temo lo schianto, prima o poi. Ma non è che c’è da qualche parte un pulsante dove premere lo stop. Il mio piede non si è ancora ripreso completamente, quindi niente laboratori per ora. Giro per la città, sia nei giorni lavorativi che in quelli feriali, e vedo facce, non volti. File di persone fatte con lo stampino, tutte uguali. Qualcuno più interessante esteticamente (ma chissà come sarà poi ‘dentro’ … ), qualcuno, forse la maggior parte, con un aspetto e una prossemica per nulla invitanti. Vi siete persi. Vi siete persi dentro un buco nero e ne siete usciti a brandelli. Io ve l’avevo ...