Divagazioni sotto free jazz

Ascolto Coltrane e Dolphy suonare assieme al Village Gate, quella registrazione ritrovata recentemente e dapprima lasciata a chi abitava vicino alla NY Public Library for Performing Arts, ed ora finalmente edita in vinile e CD dalla Impulse!/Universal in un bellissimo album da 80 minuti di musica trascendentale. Si sa, la musica porta con sé pensieri e desideri, se la si ascolta col cuore. E quindi eccomi qui a schiacciare tasti nemmeno tanto a caso su questo PC, per vedere cosa ne esce fuori e cosa si agita nel mio cuore mentre la melodia di Greensleeves suonata da McCoy Tyner, dopo una cena abbondante, mi diletta i padiglioni auricolari. 

Gli è che di recente ho dovuto rivedere alcuni parametri che riguardano la mia intimità. Ad esempio ho sentito una persona dire poco tempo fa, stupidamente, che gli adolescenti provano tanti sentimenti mescolati assieme mentre poi quando si cresce si fanno delle scelte. Ecco, come cantava John Lennon: count me out. Non fate affidamento su di me per definire cos’è l’essere adulti. A parte che anche i giovani non sono tutti uguali.

Ad esempio quelli che prendono il treno con me la mattina, non ora che è ancora pausa estiva per loro, ma ritorneranno, purtroppo, a settembre, sono, lo sento dai discorsi che fanno, dei lobotomizzati col sesso sulla bocca e la reputazione da salvaguardare, quindi insomma, un po’ stronzi e un po’ santi, ché appunto l’adultità implica che “la vita sia sacrificio” e quindi da giovani bisogna divertirsi per poi imparare a diventare uomini alfa veri, e quindi bisogna divertirsi ma con criterio, pronti a farsi una famiglia, senza la quale.

Quindi, appurata la schizofrenia del maschio adolescente di provincia, non è che quello cittadino sia tanto meglio. Il problema è appunto, per usare un termine alla Mieli, l’educastrazione degli adulti. Ne ho già parlato e non ci torno su. Certo, se ascoltassero questo sassofono polimorfo e perverso che ora impazza nelle mie orecchie, il soprano di Coltrane che per correggere i microtoni di cui uno strumento di metallo dritto è ricco va di sovracuti e tritoni raggiungendo una sorta di binauralità, forse due domande se le farebbero se la smettessero di tapparsi le orecchie, inebetiti come sono di solito dalla trap che va tanto di moda oggi e che è diventata suono quasi universale per i ragazzini.

Il problema dunque, nelle cose dei sentimenti, è essere liberi. Io posso innamorarmi ed essere amico di quella donna, di ogni donna, nel senso che posso provare più di un sentimento – ecco la mia binauralità – e far risuonare entrambi i sentimenti lasciando che sia poi la persona in oggetto a scegliere quale le corrisponde di più, ammesso anche a lei ne vada bene solo uno.

Vi ho dato delle anime piccole l’ultima volta che ho scritto un testo per questo blog. Certo. Io mi sono autoriparato in varie fasi della mia vita in contesti che non solo non erano favorevoli a una introspezione, ma soprattutto dopo che la società in cui vivo ha provato, più volte, a usarmi come carta igienica. Sono ancora qui. Posso addirittura affermare che se nella mia vita ho provato difficoltà di ogni sorta era per poter dimostrare a me stesso che potevo rimettermi in piedi.

Certo, non ho avuto la sfiga di soffrire di diabete come Dolphy, il sassofonista che torce l’armonia come Picasso deformava la prospettiva per le sue figure dipinte, e di morire perché un medico, europeo oltretutto, aveva scambiato quel suo entrare in coma per eccesso di zuccheri per una astensione da eroina – sapete, i sudori freddi …

No, però in compenso di medici stronzi ne ho trovati a bizzeffe. Anzi, posso dire, soprattutto per quanto riguarda la sanità mentale, non ne ho trovato uno sano. Ognuno pensa di poterti ingabbiare nel proprio sapere, quale che esso sia, e se non corrispondi al suo schema peggio per te: ti pialla. A volte solo col tempo e l’insistenza. Ma poi il peggio è quando pretendono di insegnarti come ci si relaziona con le persone, come se tu non lo sapessi come si manda all’inferno chi ti tratta come un essere umano di serie B e come si ama chi ti fa fiorire.

Due contrabbassi, uno a tracciare una ritmica e poi pronto ad andare in assolo, l’altro che suona un pedale ripetitivo come da tradizione africana. Non mi piace ripetermi, ma in questo mese e mezzo di solitudine per via di una frattura a un piede io di umanità non ne ho trovata. Leggevo anzi un articolo di The Vision dove si dice sostanzialmente che viviamo in una società dove ci si avvicina al prossimo solo se se ne ha bisogno.

Ecco, a me questa società, e voi che la accettate passivamente, mi fa(te) schifo. Perché poi basta che uno abbia una defaillance e ci si ritrova soli. Decenni fa perché non dormivo la notte, ora per un banale piede rotto. Non è il motivo del mio malessere che vi fa rendere insensibili: è che siete insensibili per natura (sociale). Dopo non so quanti decenni di berlusconismo e poi di populismo, siete diventati qualcosa di meno di esseri umani come dovrebbero essere.

Quindi, in conclusione, mentre i due contrabbassi ancora dialogano e in sottofondo si sentono dei voicing di pianoforte, ho deciso che utilizzerò tutte le mie forze per mutarvi. Dovete cambiare. C’è gente meno forte di me, ma anche se io sono forte non è una scusa per levare le tende alla prima difficoltà e lasciarmi solo. Non ho intenzione di perdonarvi, ho intenzione di cambiarvi. 

 


 

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