Tutti abbiamo due cuori …

Ieri sera ho rivisto Cuore Sacro di Ferzan Ozpetek, il mio film preferito del regista, ispirato a Europa ’51, il mio film preferito di Rossellini. In entrambi entriamo in intimità con queste donne che dopo un lutto decidono di sacrificare se stesse per il prossimo e nell’un caso si dissociano, nell’altro finiscono tra le grinfie della famiglia che priva la protagonista, magistralmente interpretata da Ingrid Bergman, della libertà rinchiudendola in manicomio per evitare uno scandalo.

E ho pensato. Sì, ho pensato che esistono molte persone che a un certo punto della loro vita vivono un momento di crisi. In questo momento di crisi esse sperimentano il peggio di cui è capace la società, che li emargina perché si rende conto che avrebbe dovuto costruire qualcosa di diverso da ciò che ha fatto seguendo ciecamente il Potere. In pratica, emargina quelle persone perché esse le hanno fatto venire la coda di paglia.

Eppure esiste una nutrita letteratura al riguardo. Quella Sufi ad esempio. Il maestro Sufi non è forse quello che a furia di preghiere e paradossi distrugge la tua parte razionale fino a lasciarti impossibilitato anche a fare cose semplici come eseguire un lavoro? Non è per questo che esistono i monasteri presso i Sufi, che permettono ai novizi di seguire quel percorso in un luogo protetto? E non sono esistiti anche nel Cristianesimo o nel Buddismo quei luoghi protetti?

Per carità, non che all’epoca dei Sufi o del Cristianesimo di Stato fosse tutto rose e fiori. Anzi. Ma quel bisogno di ritirarsi dal caos per cercare di rinascere da dove viene? Certo, ci sono altre strade. Quella di Mingus, che non ostante le difficoltà si diede alla composizione e alla musica sul proprio contrabbasso. Esistono i poeti, esistono gli artisti. Marina Abramovic e il suo andare ‘oltre il dolore’ cos’è se non una forma di ascesi, di misticismo?

Poi ci sono io, che sicuramente ho imparato tantissimo a livello di come funziona (male) il mondo che mi circonda e di come funziono (bene) io a livello di capacità di ripresa dai traumi. Ma io non ho maestri, io sono maestro a me stesso. Ci sono tante cose che ho sperimentato in passato e di cui non riesco a differenza di altri ad approfittarmi, non dico insegnandole ad altri, ma anche solo approfondendole io stesso a volte.

La telepatia ad esempio. Fui colpitissimo dal personaggio di Zanardi disegnato da Pazienza e dal suo rapporto telepatico con la compagna. Anni dopo aver letto quelle tavole, conobbi una ragazza, con cui stetti assieme per un po’, e tra noi ogni tanto si comunicava in quel modo, senza le parole. Figuratevi che mi accorsi che mi tradì senza che lei me lo confessasse. Ma avemmo anche altri episodi di comunicazione mentale.

Ma se questo vi lascia scettici, provate a pensare a tutte le volte in cui, stando davanti a un interlocutore, intuite dove vuole andare a parare durante una conversazione. Non ne avete la certezza perché non avete avuto sintomi o segnali adeguati dalla conversazione stessa, ma lo sapete benissimo cosa quella persona ha in mente. E se la assecondate ci azzeccate. Sbagliate solo se il vostro repertorio esperienziale è limitato, e allora di questa ‘conoscenza immediata’ non riuscite ad approfittare.

Purtroppo io non so come ciò accada. Ma credo che per lo più accada quando con una persona ottieni un certo livello di intimità fisica e mentale. Con quella ragazza facevo sesso quasi tutti i giorni, più volte al giorno, dopo di ché tra una sessione, diciamo così, e l’altra, dormivamo assieme. Facevamo sogni. Poi ci svegliavamo e ricominciavamo. Così è facile avere un canale comunicativo aperto per poter comunicare senza bisogno di inutili parole.

Ma non so se sarei in grado di replicare questo fenomeno, né so se riuscirò a riprovarlo in futuro. Certo che anche per questo soffro il doppio della solitudine di questo tempo presente: primo perché sono solo, secondo perché non posso sperimentare, almeno per il momento, le mie capacità. Vorrei fare esperimenti, non come uno scienziato pazzo, ma come un essere umano che scopre in sé cose nuove e gioca con la vita.

Io so solo che dopo il crollo avuto vent’anni fa, con l’insonnia e la paranoia, le ‘cure’ (si fa per dire) che mi portarono al collasso probabilmente perché sbagliate (si basavano solo su alcuni sintomi senza una visione complessiva) e l’atteggiamento stigmatizzante della società che mi portò sull’orlo del suicidio, dopo il gaslighting famigliare, terminato solo con la morte di mio padre, ma non quello sociale, che continua ancora oggi con questo isolamento tenuto insieme artificialmente da una società che si vergogna di come mi ha trattato e per questo pensa di accecarmi col dolore, ripeto, dopo tutto questo, la mia capacità razionale in parte è ricresciuta.

Ne sia prova ciò di cui scrivo da critico di musica e cinema, ne sia prova la fotografia che ho tanto amato in passato e che ho sviluppato con amore – ci ho guadagnato poco perché la società in cui vivo non poteva tollerare un mio successo in qualcosa che avevo sviluppato da solo, sarebbe stato ‘troppo’ – ne sia prova il lavoro che faccio, tutto statistiche e grafici. E forse è proprio per questo motivo che non riesco ancora ad approfondire l’’altro’ me.

Ma io vivo solo, non posso contare su nessuno, e la parte razionale mi serve. Certo non sarà un caso se la musica che ascolto è la più dissonante, indipendentemente dal genere. Quando ho ripreso ad ascoltare il concerto all’Olatunji Center di Coltrane, una delle cose più rumorose mai sentite, a tratti mi è venuto il magone, mi sono commosso. Ho bisogno di emozioni forti per percepire me stesso, perché le mie barriere protettive sono troppo alte.

Eppure. Eppure dovrei trovare persone che come me hanno fatto un percorso personale senza affiliarsi a nessuna corrente spirituale, senza uniformarsi a nessun gruppo, per quanto piccolo, per poter sperimentare ancora quello che sono, quello che potrei diventare. Intanto il piede continua a farmi male. Il mio piede sinistro, quello che ho rotto questa estate, non è ancora tornato a posto. Sto pensando di lasciar perdere il teatro e tornare alla musica, procurandomi una chitarrina acustica e imparandola a suonare bene, nel caso in cui fisicamente non possa più affrontare certe sfide.

Non so. E’ tutto ancora confuso, poco centrato, questo perché gli eventi che si sono sviluppati in questi anni sono stati fatti solo da me e da gente non degna di me, tanto per cambiare. Persone di cui alla fine non mi sono potuto fidare. Persone che forse hanno trovato divertente, nel bene come nel male, stare con me, ma che non mi si sono affezionate. Non so cosa fare, ma fin quando non ho frequentato persone con varie problematiche in passato non sono riuscito nemmeno ad avere uno straccio di compagna decente. Le donne ‘normali’ … sono tutte progetti. Ti piallano. Speriamo non tutte.

Il problema è che io non voglio rinchiudermi in un ghetto. Non sarebbe un problema dover gestire me e dover gestire difficoltà o criticità altrui. Ma non è giusto. Io è in mezzo a voi che devo stare. Per educarvi a essere più rispettosi. E per farvi capire che potreste avere di più da voi stessi se rinunciaste a vivere nel mondo orribile che avete costruito lasciandovi cooptare dal Potere. Sì, sarà dura ma questo è il mio compito. Farvi capire che la realtà non è quella che volete vedere voi per sentirvi vittime e non fare sforzi, ma quella che vedo io in cui ognuno è protagonista della propria esistenza e deve sforzarsi di portare qualcosa di autentico e di vero agli altri, oltre che a se stesso.  


 

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