Tutti Contro Tutti
Decido pertanto di tornare a suoni più ‘seri’ e metto su Instrument Soundtrack dei sempre verdi Fugazi. E intanto penso. Penso a un documentario sull’hardcore punk italiano che ho visto ieri pomeriggio, una afosissima domenica, da cui si evince come da noi non solo quella musica fosse ultrapoliticizzata, ma ho preso anche atto della mentalità per cui se non hai una base di fans in quelle lande non sei nessuno (‘gli Afterhours non sono rock indipendente’).
E così stasera, mentre ascolto un po’ di post-hardcore, mi ricordo di un mio compagno di teatro che pur lavorando per una pregiata azienda berlusconiana si ascoltava come me Tom Waits e i Clash. Lui non era per nulla uno impegnato politicamente, e scommetto che era vittima della retorica opposta, ovvero dell’antidogmatismo. E mentre pensavo a queste cose, mi rendevo conto che sono circondato da gente stupida che abbocca all’automatismo che più la mantiene nella propria zona di comfort.
Provate a restarci, in questi giorni. Nella zona di comfort, voglio dire. Oggi pomeriggio mentre tornavo dal lavoro sentivo l’asfalto rovente, il suo odore, il caldo, i pori della pelle che si aprono … ero diventato un quadro vivente di Francis Bacon. E’ difficile mantenere i nervi saldi, e infatti oggi pomeriggio sono annegato nel mare dell’insoddisfazione. Per la mia vita, perché non c’è nulla di quello che mi piace fare che mi sembra di fare bene, perché sono ancora uno spettatore e non un protagonista.
Ascoltavo una intervista a Damir Ivic qualche giorno fa, e ripensavo alle mie produzioni da critico musicale quando bazzicavo sul serio l’ambiente dell’avanguardia, col tour manager che ti invita al brunch - gentilissimo, per carità - eccetera. Tutte cose che non mi mancano, perché me ne sono andato notando che nessuno mi ha trattenuto, anzi. Inizialmente pensavano che sarei stato malleabile, e invece no. Che delusione devo essere stato.
Così da una parte abbiamo le persone che se ne sbattono dell’arte, la maggior parte della popolazione italiana ad esempio, e poi abbiamo una minoranza divisa. Quali sono stati i nostri ‘poliziotti infiltrati’, per usare una metafora presa dal linguaggio politico (quando il PC era diventato una forza si è fatto di tutto, anche in modo illecito, per sfondarlo dall’interno)? In parte proprio i critici musicali lo sono stati. Non solo, ma anche.
Quante volte ho letto che i RATM non potevano essere arrabbiati contro il sistema perché il sistema dava loro dei soldi sotto forma di contratto discografico - sapete come funziona questa forma di presito a strozzo? no? e allora tacete. Quante volte d’altro canto abbiamo sentito i fans dei Clash lamentarsi per un improbabile bisogno di purezza della base degli ascoltatori, che a un certo punto han detto ‘preferiamo i Crass’. E così ci hanno separati, ognuno pensando di essere a suo modo buono, e giudicando nullità gli altri, con sdegno.
Se solo penso che io e quella gente vent’anni fa volevamo cambiare il mondo e ora invece il massimo cui possiamo aspirare è andare in giro per il Mediterraneo come Berlusca e Apicella … mi sono sentito male. Ho scelto le ferie in base a motivi lavorativi e ho ‘chiuso tutto’. Non fraintendetemi: non toglietemela la musica, ma non chiedetemi nemmeno di fruirla così. Da venduto. In cosa sono diverso dal dogmatico di cui sopra?
Semplice: dal fatto che mi faccio i conti in tasca e decido a chi o cosa dare il mio poco danaro. Tanto, ormai le ‘basi’ di ascoltatori di una volta, quelle congerie di persone per i borghesi male assortite che volevano una vita alternativa o hanno fatto una brutta fine o sono state riassorbite. Solo io non rinuncio all’insoddisfazione come motore umano e sociale. Mentre scrivo, risuonano le note di I’m So Tired. “I can’t be rich … “.
Eppure sentivo una ragazza tempo fa parlare di non esclusività, come opposizione all’inclusività delle multinazionali e della società in cui viviamo. Della serie: invece di obbligarci a fare quello che volete voi pur nella nostra diversità – come se questa diversità non implicasse anche una diversità di ragionamento – perché non ci fate fare le nostre cose senza disintegrarci a furia di stigma, farmaci, tentativi di tirare la cordicella?
Ma oggi è una giornata in cui sono meditabondo, perché mi sembra di essere capace di fare poco e un cazzo. E la colpa è del mondo che mi circonda: da solo, a cinquant’anni come posso sperare di fare da solo tutto ciò che devo, senza nemmeno avere ‘quella’ parola che mi apre una porta su un mondo a me sconosciuto da poter esplorare? Devo trovare tutto da solo. E alla fine tutto sta iniziando a pesarmi.
Sia chiaro, non sento ancora i vostri stupidi tentacoli sulla mia vita, ma sono decisamente stufo di vedere le vostre facce da idioti mentre io tengo duro perché non ho altra scelta. Un mio contatto, in carrozzina, mi ha fatto sapere che si è fatto amante o giù di lì di una tizia, la quale, immagino, si vergognerebbe di accompagnarsi in società a tale ragazzo, intelligentissimo e sensibilissimo ma con un handicap.
Cosa c’entra tutto ciò con la musica? Cosa c’entra il vostro modo di guardare tutto a compartimenti stagni, piuttosto. Se non cogliete i collegamenti, sono solo affari vostri. Io torno alla mia bella vita. Domani è un’altra giornata di caldo afoso, metà dedicata al lavoro, metà a non sentire la solitudine. Un po’ di chitarra, un po’ di dischi, qualche noterella scritta, la rabbia che a volte mi monta dentro. Tutti contro tutti: io sono il risultato di questo scontro. Uno dei possibili, almeno.


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