“Senza ‘sta strunzata, Terra, ‘i nun t’avesse conosciuta” (da Porno Teo Kolossal di Pier Paolo Pasolini)
E’ il 1991 e io mi sono appena
diplomato. Esce Petrolio, prima edizione Einaudi, copertina bianco sperma (per
precisa volontà di PPP, quello il colore e quello il riferimento simbolico). Lo
comprai e lo divorai. Mi colpì tantissimo la storia di Carlo, diviso tra Carlo
di Polis, il politico che oliava meccanismi imprenditoriali, dirigenziali e
sociali, e il Carlo di Tetis che si dava a ogni tipo di orgia conosciuta. Più
prosaicamente, Carlo di Polis era il defunto Enrico Mattei, il volto pulito
dell’Eni, mentre Carlo di Tetis era Eugenio Cefis, la sostanza ‘sporca’ della
stessa azienda.
E’ da allora, credo, che le mie vicende personali, o forse meglio dire i miei vissuti, e la politica italiana si mescolano. Di recente, grazie ai bei libri di Simona Zecchi Pier Paolo Pasolini Massacro di Un Poeta (2015) e L’Inchiesta Spezzata di Pier Paolo Pasolini (2020) sto iniziando a scindere i due aspetti in maniera più circostanziata e a diventare, di conseguenza, più risolto e più conflittuale insieme come individuo, come persona. Ma cerchiamo di andare con ordine. I romanzi e i film di Pasolini sono piene di note psicologiche che sono anche note politiche.
L’Edipo Re che inizia in una ambientazione da anni Venti, gli anni del fascismo, lo sdoppiamento psicologico del protagonista di Petrolio che rispecchia una duplicità di funzioni dei rappresentanti di una dei più importanti biglietti da visita mondiali dell’alta borghesia italiana, la deformità sessuale dei figli ‘né obbedienti né disobbedienti’ di quella borghesia in Porcile, il sadismo che si confonde con il fascismo in Salò o le 120 Giornate di Sodoma sono tutte spie di un atteggiamento di Pasolini nei confronti della sessualità e quindi della psicoanalisi.
Una ambiguità, almeno. Due anni fa ho portato a un seminario attoriale Supplica a Mia Madre. Mia madre era appena morta, quindi piansi recitandola. Ma mentre la studiavo non potevo che pensare a due cose: “omofobia interiorizzata” e “maledetto Freud”. Vediamo di capirci qualcosa. Per Freud l’omosessualità era ancora una malattia, una devianza o una perversione che dir si voglia. L’uomo diventava omosessuale perché molto innamorato, da bimbo, della propria madre.
Crede, almeno, di confessarsi, ma in realtà si sottomette al buon Sigmund e si aliena. Eppure non sempre Pier Paolo era stato così succube. Che le cose non dovevano andare proprio sempre come le aveva immaginate il padre della psicoanalisi, il poeta lo intuisce quando gira l’Edipo Re in compagnia degli amici Franco Citti, Ninetto Davoli, Carmelo Bene e con l’apporto di Julian Beck del Living Theatre. Siamo tre anni dopo la poesia di cui ho riferito e Pasolini inizia a chiedersi: ma siamo sicuri che siano proprio i figli a voler uccidere i padri? E se fosse il contrario?
Che Edipo Re del 1967 sia un film dall’ideazione ibrida, da questo punto di vista, è lapalissiano. Sarà poi due anni dopo con Porcile che la mutazione sarà completa. Ma a questo punto Pasolini abbandona le ragioni della psiche per dedicarsi alla descrizione delle cause sociologiche di quel tentativo di uccidere anche solo moralmente la propria prole: la colpa, ci dirà tramite le immagini lo scrittore e regista, sarà della borghesia.
E anche qui ci sentiamo di non essere del tutto d’accordo con l’intellettuale. Ci arriveranno anche i fratelli Taviani col loro capolavoro Padre Padrone a dimostrare come anche nelle società più arcaiche i padri tendono a mangiarsi i figli – ricordate il secondo post di questo blog coi suoi riferimenti a Lynch e a Goya? Ecco – e questo probabilmente anche per un mero dato biologico. Quando nascono i figli infatti, di solito i genitori iniziano a mettere da parte la propria individualità e a vivere per loro. Questo fatto può ingenerare della conflittualità.
Certo, se vivi in una società dove ciò che conta è fare soldi e acquisire potere, e tutto il resto è subordinato a queste due fattualità, un figlio che magari ha un difetto – sia anche solo l’essere portatore sano di una diversità – può essere una condanna a morte. E quindi, diciamo che Pasolini non ha del tutto torto. Ma non finisce qui. Dicevamo, per ricapitolare, che la psicoanalisi, la lettura della sessualità, la sessualità stessa e le trame di potere politiche e sociali in Pasolini si mescolano.
I due avevano molti tratti in comune: l’amore per gli ultimi (Testori scriverà un ciclo di romanzi e racconti intitolato I Segreti di Milano dove protagonisti sono negli anni del boom economico quelle faglie di povertà e grumi di vitalità disperata, appunto, dove nessuno voleva porgere lo sguardo), l’uso del dialetto (il romanesco nei romanzi pasoliniani, un mix di italiano, dialetto milanese, inglese e francese imbastarditi per il novarese), una non conciliazione – in senso straubiano – con la società contemporanea.
Quest’ultima infatti era colpevole per Pasolini di aver omologato tutte le possibili ‘differenze’, come avrebbe detto Deleuze, e quindi reso impossibili le voci individuali e il conflitto, e per Testori di essersi allontanata dalla sacralità della vita e da Dio – ricordiamo che se Pasolini è sempre stato comunista, seppure attenzionato dai Servizi in quanto ‘anarchico’ verso la fine della sua vita, Testori si dirà anarchico da giovane e cattolico in età matura.
Perché un ragazzo diventato adolescente e poi uomo tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta del secolo scorso doveva rifarsi a due figure simili, leggendone avidamente i libri e beandosi delle loro facce – per me Pasolini e Testori non erano solo persone dal desiderio puro e integro, seppur vessati da una società che li scherniva, ma erano anche belli? La risposta è semplice: in quegli anni c’era il vuoto pneumatico, culturalmente parlando.
Erano anni di riflusso cui la presa delle culture alternative ci ha fatto pensare a un colpo di coda dell’antagonismo sociale e politico, ma a un livello ‘macro’ si è trattato solo dello spasmo di un cadavere, almeno qui in Italia. E poi non ero io che mi ero messo in testa di fare qualcosa di strano col mio sistema simpatico: era l’educazione famigliare e la società che aveva reso disponibile gli strumenti per rendere possibile la prima a metterci le zampe sopra, in un certo senso.
In fondo se dovessi parlare di inconscio, o meglio di super-conscio per utilizzare un’espressione di Castaneda, potrei anche dire che i miei genitori avevano bisogno di energie giovani da ciucciare, e per molto tempo si sono ciucciate le mie. Poi è stato il turno del rossobrunismo ante-litteram di provare a incanalare le mie energie, e infine degli specialisti della psiche, almeno fino a un certo momento, ma se posso guardare a tutto questo con un sorriso ora, dato che si tratta di avvenimenti così lontani da doversela vedere con un ‘altro-me’ – non sono più quello di allora detto in soldoni – mi sento di allertare chi mi circonda e mi legge: non tutti vogliono che le vostre energie e il vostro cervello siano a vostra disposizione, per farne quello che più gradite. State attenti.
Torniamo a PPP. Sto divorando due saggi di Simona Zecchi, quelli di cui vi ho parlato inizialmente, perché ci permettono di fare tutto un discorso sulla ‘character assassination’ del poeta. Si è detto che Pasolini la notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 si sarebbe appartato al lido di Ostia con Pelosi per consumare un rapporto pederasta, al quale infine il Pelosi stesso si sarebbe opposto uccidendo Pasolini.
L’ombra dell’omosessualità, della pedofilia addirittura, per sviare tutta la società, la politica e la magistratura dalle vere indagini su cui Pasolini aveva messo mano in quei mesi. Questi metodi, seppiatelo, si usano nei paesi non democratici quando si vuole instaurare una dittatura e si utilizzano strumenti ‘morali’ per giustificare l’omicidio di qualcuno che a quella dittatura si oppone. Zecchi la chiama ‘character assassination’.
Stando a quanto riferisce Zecchi, con tanto di documenti, Pasolini si era ritrovato accerchiato dai neofascisti in ottica di Strategia della Tensione. Conoscete tutti il delitto Moro, le Stragi di Stato, avete letto i libri di Sergio Flamigni e altri che sono stati pubblicati nel corso dei decenni? Se no, male. Non avete il contesto per capire dove e come è maturato il mondo in cui siete nati e cresciuti. Perché voi non vivete in un paese veramente e sostanzialmente democratico.
Ma non è tutto qui. Se la Strategia della Tensione ha portato i neofascisti a infiltrare la sinistra extraparlamentare e gli anarchici, dice anche Zecchi, per portare con la confusione e la riprovazione morale per le vittime di detta strategia il PCI su posizioni più centriste, ciò è stato fatto coi soldi delle mafie ma soprattutto dei traffici illeciti della DC e del Vaticano, che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale vendevano beni di prima necessità forniti dagli Stati Uniti pensati là per una distribuzione gratuita. Pare che una Opera benefica voluta da Paolo VI se ne occuperà appositamente, e che da essa nascerà la ben nota Caritas.
Pasolini era venuto a conoscenza di una certa serie di documenti che puntavano il dito contro Mariano Rumor, all’epoca dei fatti Presidente del Consiglio dei Ministri, per quanto vi ho appena riferito, ma non solo: infatti come rivelerà poi anche Licio Gelli esisterà un ‘servizio deviato’ – uno dei tanti – responsabile di alcune delle stragi di cui sopra, effettuate coi soldi dei traffici appena narrati, ‘L’Anello’, facente capo a Giulio Andreotti. Leggete i due saggi di Zecchi per saperne di più, io riferisco di quello che ho letto, poi potrete giudicare voi.
E allora ecco Pasolini ucciso forse perché invece di denunciare subito aveva tentennato, non volendo come riferisce a un collaboratore divenire un ‘ricattatore’, ma ben intenzionato coi suoi ultimi lavori a denunciare pur senza fare direttamente nomi e cognomi tutto quello che stava avvenendo in Italia, dal nuovo conformismo dello ‘sviluppo senza progresso’ che lo scrittore denunciò negli Scritti Corsari agli intrecci tra industria e politica di Petrolio, fino all’essersi sentito usato a proposito della descrizione della sessualità come dispositivo per la felicità nella Trilogia della Vita che poi per vendetta rovescerà di segno in Salò, prima parte della Triologia della Morte.
Spiace, almeno a me, che ad esempio Abel Ferrara nel suo Pasolini descriva quella notte ancora come la notte di un incidente omofobo, facendo uccidere Willem Dafoe/Pasolini non da Pelosi ma da un branco di cui però non si dice nulla né si mostra nulla, con riferimento tramite l’ultima intervista dello scrittore a La Stampa (“Siamo Tutti in Pericolo”) a una generica ‘voglia di sangue’ nata in seno alla società italiana di cui qualcuno, prima o poi, avrebbe fatto esperienza. Certo il film è del 2014, anno precedente quello dell’uscita del primo libro di Zecchi, ma credo si potesse fare di meglio.
Spiace anche che sempre Ferrara abbia edulcorato Porno Teo Kolossal degli elementi politici. L’ultimo film, non realizzato, da Pasolini infatti è il racconto di Eduardo De Filippo e Ninetto Davoli che viaggiano prima a Napoli poi in una città, Gomorra, che corrisponde a Milano dove avvengono violenze di gruppo contro le donne. Milano/Gomorra è quindi la città della violenza consumistico-capitalista fino ad arrivare poi a Parigi, città presidiata dai fascisti trionfanti.
Un poeta propone il suicidio collettivo della città assediata prima che i fascisti vi entrino – come era avvenuto nella città fortezza Masada. Infine Eduardo/Epifanio e Ninetto/Nunzio si allontanano dalla terra osservandola dall’alto, in attesa di qualcosa di nuovo, di una novità. Di tutto questo viaggio nel film di Abel Ferrara rimane solo una tappa romana in cui i due assistono in un pratone all’amplesso di gay e lesbiche che una volta all’anno rinuncerebbero al proprio orientamento sessuale per procreare.
Ovviamente non ho nulla contro la visione ferrariana, del tutto autonoma, ma non posso fare a meno di notare come Pasolini continui ad essere tradito. Invito tutti a rileggere Petrolio e i libri di Zecchi assieme, per avere un occhio più lucido sul nostro mondo. In fondo Pasolini ci ha solo avvisati rispetto alla nostra mancanza di libertà, sia come nazione che di conseguenza come individui, e che il nostro vivere una pseudodemocrazia ci avrebbe imbastarditi. Se non sono bastati vent’anni di berlusconismo e dieci di populismi a farvelo capire …






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