Eros e Capitale

Dunque, riascoltiamo un pezzetto di nastro, si sarebbe detto ai miei tempi, per riprendere le fila del discorso. Ho già parlato di Jan Fabre, e delle criticità su creatività e essere migliori esseri umani. Riparto da qui oggi, assieme al discorso su Mingus. Mingus è uno dei miei strumentisti preferiti. Oltre che uno dei miei compositori preferiti. Ma se leggete un libro intitolato Mingus Speaks e edito in Italia col titolo Mingus Secondo Mingus per i tipi della Minimum Fax, troverete tante cose che vi lasceranno, o che almeno a me hanno lasciato, contrariato.

Innanzitutto quel suo giudizio sprezzante sulle avanguardie jazzistiche. Riassumibili in due punti. Punto uno: gli avanguardisti non sanno suonare cambiando gli accordi. Punto due: gli avanguardisti non sanno ripetere quello che suonano, quindi suonano cose a caso. Risposta al punto uno: quella dei chord changes è UNA modalità di suonare, o di imparare a suonare, non necessariamente l’unica. Ascoltate poi la recente registrazione di A Love Supreme: Live in Seattle di John Coltrane. A un certo punto c’è un assolo di contralto di Carlos Ward che evidentemente non tiene conto di come gli altri musicisti stanno suonando, eppure tutto funziona.

Domanda: è più facile o più difficile suonare così? Ai musicisti l’ardua sentenza. Per quanto riguarda il punto due, basta che vi ascoltate il disco d’esordio di Giuseppi Logan per la ESP. Infatti a un certo momento, circa a metà della registrazione, il nastro si inceppò e i musicisti dovettero ricominciare da quel punto esatto a suonare. Ebbene, ripresero esattamente dal punto in cui avevano interrotto e suonarono la parte mancante come la prima volta. Questo almeno stando ai testimoni di quella session. Ora, continuiamo a leggere il libro di Mingus. Scopriamo, dalle parole di un suo collaboratore, che Mingus non solo durante un concerto aveva cercato di fratturare le mani di un pianista chiudendo violentemente il coperchio del piano – cosa che non gli riuscì – ma prese persino a pugni sulla bocca un sassofonista.

Ecco, a tutto ciò io mi sono interrotto. Non ho più ascoltato Mingus da allora, anche se in futuro lo ascolterò ancora con piacere, almeno spero, ma non è il momento. Qualcuno potrebbe suggerirmi di non giudicare, che forse Mingus sarebbe stato una persona peggiore senza l’arte, e questo potrebbe essere vero. Qualcun altro mi suggerirebbe di separare l’uomo dall’arte. Ma così facendo si impedisce all’arte di entrare nel quotidiano cambiandolo. E allora, ecco che mi trovo di nuovo su un binario morto. Per questo ho deciso di utilizzare questo periodo estivo per imparare nuove techiche artistiche, per vedere dove portano me.

Vi avevo già detto che mi sono appassionato alla pittura, ma che non sapevo di preciso cosa dipingere e come. Ora, sul cosa ci sono arrivato settimana scorsa. Infatti, se non lo sapete vi aggiorno, dipingere è una attività che accresce tutti i miei desideri. Il desiderio di mangiare, il desiderio di sesso … ma non come con le sostanze psicotrope, con quei desideri che avanzano in maniera possente e imperativa. No, in maniera più gentile. Non si tratta di desideri che mi vengono instillati dall’incontro con una sostanza naturale o chimica, si tratta invece di desideri che nascono spontaneamente in me. E questo lo trovo più interessante.

E quindi, mi sono detto settimana scorsa, perché non iniziare a dipingere proprio ciò che mi attrae? Ad esempio, il corpo nudo. Dedicarmi all’arte erotica. Ecco, questo è quanto. Ovviamente non posso mettermi di punto in bianco a dipingere, così sto imparando a disegnare (vedete alcuni miei esercizi in questo post), come passaggio intermedio. Non mi piace ancora ciò che disegno. Non mi piace il mio tratto ad esempio, perché mio. Mi ritrovo con lo stesso problema che avevo anni fa con la mia voce, che percepivo come troppo ‘femminile’, non da maschio alfa insomma. Che problema c’è? Nessuno, infatti quel giudizio l’ho decostruito. Devo ancora capire cosa non mi piace del mio tratto.

Ieri ho fatto alcuni disegni seguendo un manuale che mi sono procurato, e devo dire che una mia caratteristica è che tendo sempre a dimenticare qualche tratto. Una incompiutezza che più avanti potrebbe essermi d’aiuto, diventare una parte del mio stile, come lo era per Pazienza o in pittura per molti, dall’espressionismo in poi. Ma non voglio anticipare nulla, né mentalizzare le cose. Lasciamo che succedano. Oggi pomeriggio mi rimetterò lì con la mia matita e il mio sketch book a proseguire gli esercizi. Cercando ancora di capire cosa non mi piace del mio tratto. E approfondendo con un po’ di letture in tema di erotismo.

Ciò che mi piace della letteratura classica erotica è, ad esempio, che Bataille propone una economia non di scambio né simbolica tramite l’eros. La sessualità per Bataille è un modo per evitare quel circolo vizioso che nella vita sociale ci porta a fare tutto in funzione dei soldi che possiamo guadagnare (lavoro, affetti, amicizia, convivialità, nel nostro mondo tutto funziona sulla base dei rapporti economici e dei vantaggi economici che ne possiamo avere) mentre l’eros e la pulsionalità sono dispositivi che ci permettono di aprirci al nuovo, a ciò che sta al di fuori dello scambio socio economico. Ecco perché, ad esempio, pur avendo conosciuto delle sex workers, non le ho mai pagate in cambio di sesso. Non mi andava. E non per moralismo.

Prendete poi Von Sacher-Masoch, e la sua irrisione del potere tramite la donna e i contratti fatti firmare ad essa, oppure il Marchese di Sade con le sue offerte al dio oscuro di cui abbiamo già parlato (Sade aveva terrore della Natura non ostante si proclamasse suo servitore, appunto … il suo era il tentativo di farsela amica e sentirsene risparmiato donandole altre vite in cambio della propria). Certo, dal Novecento a oggi le sessualità non conformi si sono evolute, ma prima di dedicarmi a incontri, più o meno letterari, a scopo di produrre dell’arte devo affinare i miei strumenti. Per questo credo che la cosa migliore sia continuare a esercitarmi. 

 


 

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