Because I Always Feel Like Running
Non so se qualcuno l’abbia intercettata o se quelle idee, che ad esempio tutti gli immigrati abbiano sussidi mentre a noi disabili non spetta nulla se non briciole, ad esempio, le siano nate spontaneamente. Una volta mi aveva detto che le persone transgender le facevano schifo, perché non sono né completamente uomini né completamente donne. Su questo sono riuscito a farla ragionare dicendole che lei era italiana solo da parte di madre e che c’era stato un periodo in cui anche lei avrebbe fatto schifo a qualcuno, magari nei suoi amati Stati Uniti d’America.
Scrivo queste cose perché stanotte l’ho sognata. Non vi racconterò il sogno, perché per quello ho una agenda dove trascrivo tutti gli elementi onirici di cui mi ricordo il mattino dopo. Ma non è questo il punto. Il punto è che oggi, leggendo anche le vicende di alcuni anarchici condannati all’ergastolo, vorrei scrivere qualcosa che vi apra la testa, che vi permetta di ragionare fuori dagli schemi. Magari che lo permettesse anche a lei. Non sapendo se ne ho il carisma o la forza, provo a scrivere queste righe mentre ascolto Gil Scott-Heron, e vediamo che ne viene fuori.
Ma io ai miei “simili” vorrei dire che devono soppesare per bene la società in cui vivono e rendersi conto innanzitutto delle ferite che ha lasciato loro in eredità, tramite la famiglia e la società in cui vivono in primis. Anche perché molte persone che si prendono cura della loro salute vorrebbero in primo luogo farli desistere dal trovare soluzioni. Soluzioni che, a mio avviso, stanno dentro di loro, e che sono facilmente accessibili, basterebbe solo … ecco, basterebbe solo che si liberassero dalla schiavitù psicologica in cui vivono, schiavitù basata sui traumi che hanno vissuto.
Quei pochi che leggono questo mio blog sanno già di che traumi si tratta. Il trauma dell’essere stato fagocitato dalla propria famiglia (emanazione del mondo inumano che ci circonda), e il trauma del non amare se stessi, della impossibilità di farlo per via del troppo odio interiorizzato. La società va cambiata, e siccome le nostre vite vi rendono evidente ciò, noi dobbiamo essere invisibilizzati. Io sto in tutti i modi cercando di trasgredire, scrivendo, facendo l’attore, cercandomi un lavoro, non rassegnandomi. Se volete darmi una mano, iniziate a meditare su tutte le cose di cui scrivo e confrontatevi con la mia vita, e pensate alla vostra. A quanto avete dovuto soffrire voi per adattarvi.
Vorrei scrivere qualcosa anche sulla questione carcere e anarchici, ma per il momento mi sembra di non aver ancora maturato una mia consapevolezza sull’argomento ‘prigione’ (devo ancora fare ‘quelle letture’ che mi sono ripromesso di fare) e quindi mi limito a dirvi che viviamo in un mondo dove avete delegato a delle persone il compito di decidere chi deve andare in carcere. Come avete delegato a delle persone il compito di pensare alla vostra salute. Come stanno i nostri ospedali? Pensate che le nostre carceri, che interessano molto meno all’opinione pubblica, stanno molto peggio.
Dovremmo smettere di delegare e, al netto del fatto che qualcuno specializzato si deve occupare delle questioni per cui avrebbe studiato e/o accumulato esperienze sul campo, poi dovremmo tutti almeno interessarci e avere una coscienza su determinati argomenti. Nel frattempo c’è un uomo al 41 bis che da due mesi fa lo sciopero della fame a oltranza perché secondo i giudici la prigione non lo ha piegato, non gli ha fatto cambiare idea, e quindi deve essere punito più duramente. Questo è un segnale importante: infantilizzare le persone non funziona (più). Bisogna trovare altri strumenti. Chi ha idee, si faccia avanti.
Perché se non posso avere una indipendenza di giudizio, su me stesso e sul mondo, chi sono allora? Tempo fa una amica mi diceva che se tutti ti dicono la stessa cosa vuol dire che è vera. Ma ci sono anche delle situazioni dove, ad esempio qui in Italia che ne è la patria, devi sottrarti a un certo familismo amorale. Non accettare compromessi e rischiare l’isolamento è un prezzo da pagare per quanto meno indicare un problema. Ho ad esempio provato a frequentare nel privato le persone che dovrebbero occuparsi della mia salute mentale, e non mi è piaciuto quello che ho visto.
Ho visto persone che si prendono cura a malapena di sé stessi, al netto dei soldi che fanno e che sono tanti, e che hanno figli che sono la loro ombra (in senso junghiano: figli che consumano coca a fiumi, a capodanno invece che starsene con la famiglia prendono su, fanno chilometri per caricare in macchina due prostitute e poi dopo altri chilometri le abbandonano al freddo perché hanno detto quella parola di troppo), e che godono nell’avere pazienti che li frequentano per decenni perché sanno di avere la bella vita assicurata. Poi fondano associazioni dicendo che il servizio pubblico è orribile e che quei poveri pazienti meritano qualcosa di più, ma fate sempre attenzione a mettere in discussione quello che fanno, mai.
Ho deciso certo, di dare il mio contributo, ma a modo mio. Con righe come queste. Che vi stiano in gola, scomode, è il mio augurio per queste feste di Natale che io, come negli ultimi anni, passerò in completa solitudine perché nessuno ha il coraggio di starmi vicino. Troppo difficile forse. Troppo compromettente. Ma non importa, perché ho fiducia nel futuro dato che ho superato ostacoli per i quali nessuno mi avrebbe dato un centesimo, e so che dopo gli ostacoli ‘dentro’ supererò anche quelli ‘fuori’ …





Commenti
Posta un commento