Lettera a nessuno
Ebbene. Stamattina, venticinque di dicembre, mi sono alzato molto tardi. Alle 10 e 30. Ieri ero andato a letto tardi, dopo aver visto per l’ennesima volta Aretha Franklin cantare Think nella famosa pellicola di John Landis, e quando stamattina la mia sveglia è suonata come sempre alle otto ho deciso di rimanere a letto. Ho fatto anche dei sogni, ma non me li ricordo (quasi tutti i sogni che faccio me li dimentico se non li trascrivo subito dopo essermi alzato). Mentre mi rotolavo nel letto mi dicevo: “Quando mi alzo devo mettere su Blues and Roots di Mingus”, cosa che poi effettivamente ho fatto dopo colazione. Era un po’ che non ascoltavo quel disco e i miei ricordi di Wednesday Night Prayer Meeting e le altre composizioni di quel disco si stavano sbiadendo.
Un’ora di musica da chiesa nera, di shouts, di call and response, di estasi frementi come nelle nostre chiese non si sono mai sentite. Perché la fede dei neri è un’altra cosa rispetto alla nostra che è mortifera, basata sulla punizione dei peccati. Non è gioioso come il James Brown predicatore del film di cui sopra Mingus, anzi, è sempre stata un’anima tormentata, ma si sente sotto certe accelerazioni, certi climax, certe svisate, il dionisiaco che emerge. Il dionisiaco è una cosa che mi ha sempre affascinato. Credo sia collegato con l’emergere dell’ombra, più che con la cancellazione della repressione (ma in fondo le due sono la stessa unica cosa).
Ci sono diverse cose che non mi piacciono della giornata di oggi. Innanzitutto è domenica, giornata di morte per me, leopardianamente legato al sabato e alla speranza della festa più che a una festa che non può venire perché semplicemente ‘comandata’, da calendario, automatica. No, la festa dev’essere preparata e bene, anche. Occorre tanto amore, tanta devozione, molta fortuna e un pizzico di eros. Invece credo che la gente che mi circonda pensi che la domenica è il giorno in cui ci si riposa dal lavoro, chi ce l’ha o chi non deve lavorare anche in quel giorno e si rassegna, perché la nostra è una repubblica fondata sul lavoro.
Intendiamoci, non che io sia contrario al lavoro in sé, ma che sia quello a dare dignità all’uomo … tempo fa ho ritrovato una epigrafe di Tagore che recita “Dio mi rispetta quando lavoro ma mi ama quando canto”. E credo che questa sia una verità. Ma so che molti di voi faranno spallucce di fronte a questa verità perché contenti di avere un lavoro in mezzo alle sventure che vivono altri non ostante debbano fare sacrifici immani perché le compagnie per cui si lavora ti fanno fare quanto tre persone per risparmiare sugli stipendi delle due che non assumono e di cui devi fare le veci.
E siamo ancora alla superficie! Come le vorrei ‘dentro’ quelle persone? Sinceramente non mi interessa che abbiano interessi come i miei, perché quando frequentavo persone con i miei gusti in fatto di musica o cinema una diecina di anni fa già sentivo che non necessariamente eravamo simili anche se godevamo degli stessi suoni o delle stesse immagini. No, anche perché tu puoi essere attratto da qualcosa per motivi completamente opposti a quelli per cui ne è attratta un’altra persona. Diciamo che da quella esperienza mi rimane la coscienza che non mi interessa il ‘messaggio’ di un’opera, che sia un disco, un film o un libro, ma la sua forma, che è quella che dovrebbe comunicare.
Pensate a come vi ho descritto Mingus qui sopra poco fa. Ecco, quello è ciò che apprezzo, ed è quello che apprezzavano anche le persone con cui mi confrontavo anni fa quando avevo appena cominciato a scrivere. Tra il sentire Bob Marley che canta “One Love” e l’ascoltare la Black Unity di Pharoah Sanders, so già a chi va il mio plauso. Il messaggio è lo stesso? No, nel primo caso a mio avviso rimane più in superficie. Ma poi ho conosciuto persone che prendevano la Black Unity come fosse un messaggio che non li riguardava, forse perché non hanno mai vissuto esperienze invalidanti, eppure l’empatia è un dono che dovremmo avere tutti.
Mi è capitato anche di frequentare persone spirituali. Ma a parte quelli che lo sono per noia o per paura della morte (mi spiace dirlo ma c’è gente così, che ha solo bisogno di sentirsi più intelligente o meno spaventata e quando le due emozioni, la sensazione dell’ignoranza e quella della angoscia si placano, stanno a posto con sé stessi … evidentemente non erano sensazioni molto profonde) ci sono anche persone che non hanno intenzione di progredire e che predicano bene ma poi a un certo momento te li ritrovi di fronte a un loro difetto che invalida il vostro rapporto e … beh, non sono disposti a fare nulla per migliorare, lasciano a te tutto il fardello.
Degli specialisti che si occupano di determinate situazioni e che avrebbero un loro know how interessante vi ho già detto nello scorso post. Delle persone, invece, che mi interessano sul piano fisico, beh, ecco, non mi basterebbe, anche perché come vi ho detto nel caso delle donne mi troverei nell’imbarazzo della scelta mentre per quanto riguarda gli uomini devo ancora ben calibrare i miei interessi, ma l’involucro dovrebbe essere direttamente proporzionale all’interiorità, che è il problema degli uomini e delle donne di oggi.
E’ strano anche che oggi, alle 14 circa del giorno di Natale, dopo aver mangiato la mia solita insalatina e bevuto una tazza di caffè forte, mi trovo a fare questo bilancio e a farmi domande che non mi sono mai fatto prima. La mia vita non è mai stata semplice, soprattutto le relazioni umane. Io non sono una persona semplice. Il che non vuol dire che sia complicato. Forse dovrei impegnarmi di più nelle arti che frequento, come quella teatrale, o riprendere a disegnare per dipingere. Forse lì sta la chiave. Forse ho bisogno di fare un ulteriore salto, magari le persone che cerco sono lì fuori ma non le vedo perché non sono ancora pronto per vederle.
In fondo le persone che amo sono come il William Parker che ora è nel mio lettore, un bassista geniale dal punto di vista strumentale e compositivo come Mingus, ma che di fatto è sempre stato anche un essere umano spirituale e capace di provare empatia. Forse devo solo arrivare col tempo a quel livello di abilità in qualcosa e nello stesso tempo verificare come l’acquisizione di queste abilità si coniuga con la mia umanità. Forse allora le persone che cerco, quelle che nella mia testa sono interessanti, si avvicineranno o appariranno sul mio famoso radar.
Poco fa un violinista americano (sino-americano per la precisione) mi ha mandato un suo disco, e quando gli ho inviato la mia recensione mi ha scritto che apprezza profondamente il mondo in cui ascolto la musica. Ecco, se riuscissi a coinvolgermi a qualcosa in prima persona come faceva Coltrane, che per otto ore al giorno suonava e a un certo punto ha sentito dentro di sé un ‘risveglio’ (sì è linguaggio religioso ma una persona semplice si esprime in maniera semplice, prendendo parole dal contesto in cui è nato), forse anch’io potrò trovare ciò che cerco.
E allora? Allora eccomi, dopodomani ho l’ennesimo colloquio. Domani mattina mi ci preparerò, mentre domani pomeriggio ritornerò sui miei appunti di dizione e al mio blocco da disegno, in attesa di capire perché non riesco a raccogliere nella mia rete ciò che invece merito in quanto essere umano. Vale forse la pena sfidare il mondo che mi circonda e che mi è ostile con la sua … nemmeno mediocrità, ma col suo desiderio di volare basso, che è l’esatto opposto di come sono fatto io. Vediamo se questo scritto sarà profetico. Se si rivelerà un buco nell’acqua, avrò ancora tempo per capire cosa fare per ottenere ciò che mi spetta di diritto e dove ho sbagliato.



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