Per perseguire la propria felicità

Ci hanno presi tutti in giro. Ci prendono tutti in giro, i potenti. I Bush contro cui si scaglia Patti Smith, con la sua retorica della libertà che serve solo per giustificare altre guerre, ma anche la retorica che sta dentro di noi, quella appunto del vivere la vita come fardello da portare sulle spalle. C’è un film di Shoei Imamura dove i vecchi vengono portati su un’isola e lasciati morire perché inutili per la società.

Tutti abbiamo paura di finire in quell’isola. Quell’isola serve per spaventarci e farci da monito. Quell’isola è avulsa dai diritti sanciti dalla nostra carta costituzionale. Ne fanno parte ad esempio i CPR (ex CIE), dove gli stranieri in cerca di una vita migliore vengono rinchiusi e trattati in modo disumano. Centri appaltati dallo Stato a privati stranieri, a multinazionali delle prigioni estere, come quelle statunitensi, giri di soldi da capogiro.

Soldi che potrebbero servire per migliorare le nostre scuole o i nostri ospedali al collasso, e che invece finiscono in tasche straniere mentre il nostro governo vi promette multe a chi non parla la lingua italiana. Se non cogliete quanto vi prendono per i fondelli lorsignori, vuol dire che c’è qualcosa di insano dentro di voi.

Ma non è questo l’unico problema. Anni fa, quando ho iniziato a fare teatro, c’erano spazi come aule scolastiche che fuori dall’orario dell’utilizzo proprio, potevano essere concessi gratuitamente a chi come me e i miei colleghi cercava un posto dove provare i propri spettacoli, o addirittura dove performarli. Era anche un modo per uscire dai circuiti istituzionali dell’arte, in parte tossici perché devi essere amico dell’amico e portare prestigio o soldi per farne parte.

Era anche un modo per educare le persone a cercare la bellezza dove non ce la si aspetta, quindi non nei luoghi ‘preposti’ (da chi?). Bene, tutto questo ad esempio a Milano è stato cancellato dalla ‘sinistrissima’ (si fa per dire) giunta che ha stabilito che le scuole e gli altri luoghi istituzionali non potessero più concedere gratuitamente i propri spazi. Ecco che il dio denaro è diventato più importante dell’arte.

Ricordo quello che scriveva Jean Genet, scrittore francese molto apprezzato dalla beat generation e da Smith, a proposito dell’arte teatrale. Avrebbe voluto vedere, lui, degli spettacoli teatrali dopo aver attraversato un cimitero. Pertanto avrebbe voluto che i teatri sorgessero vicino ai cimiteri e che per accedere ai primi occorresse che la gente attraversasse prima i secondi. Non tanto per un monito moralistico, ma per spogliarsi del superfluo.

Oggi chi vive nelle città lo sa, i soldi sono tutto ciò che conta. Senza non fai nulla. Niente arte, niente divertimento, niente cibo, niente casa, niente cure, niente di niente. Per questo anche una piccola cosa come lo spazio concesso da un negozio di dischi ieri pomeriggio a dei gruppi musicali per fare dei set di mezz’ora l’uno dal vivo è in realtà una grande cosa. Senza reticketing, senza ticketing, senza soldi di mezzo.

Solo il piacere di stare in un posto tra gente che condivide una passione, per gustarsi dei suoni, farsene avvolgere, tornare in un ventre materno e uscirsene poi nel mondo rigenerati, come diceva Lou Reed essere la funzione della musica molti anni fa. E allora torniamo ad Allen Ginsberg, a Patti Smith, e ai tanti artisti cui ho accennato in alcuni di questi post.

Persino tra persone che leggono letteratura contemporanea ho trovato una chiusura assurda. Termini come ‘radical chic’ espressi per chi fa certe letture o cerca di diffondere certi pensieri si sprecano. La stessa cosa tra gli appassionati di cinema, non appena una scena ci mette a disagio e ci fa vivere delle domane anziché darci delle risposte.

Molti di voi, forse la maggior parte, seguono l’arte per i motivi sbagliati. Chi compra libri perché in un’epoca in cui persino comprare il cibo sta diventando per molti problematico, quei tomi gli danno un “senso di normalità” (in pratica gli permettono di vivere in un’isola che non è quella di cui parlavo all’inizio, ma un’isola felice, all’opposto … ). Secondo voi tali persone cosa cercheranno di leggere?

Voglio andare a vedere la mostra sul surrealismo al MUDEC in via Tortona, quella sui legami tra surrealismo e antiche culture, penso ci andrò settimana prossima nel weekend perché non so se è aperta in questi giorni. Voglio cose che mi aprano la mente, non che me la chiudano. Per quello ho già il dolore che ti obbliga a concentrarti sul tuo stupido ombelico. Mi basta quello che mi dà la società.

Io all’opposto vivo per aprirmi, e per mutare. Vorrei trovare persone cambiate dall’arte come è successo a me, persone che sappiano che i limiti si superano perché sono solo frutto di condizionamenti mentali. Non sapete cosa potreste realizzare se solo vi concedeste di pensare a quegli obiettivi. Non odiate chi ve lo dice, ma lanciatevi nell’ignoto che siete piuttosto, e abbracciatevi invece di obbedire al Potere.

Se per raggiungere questo stadio di amore per voi stessi dovete passare attraverso l’inquietudine, non preoccupatevi. E’ solo uno stadio momentaneo. Manca poco all’ora di pranzo ora, pertanto vi lascio con un ricordo di Bukowski che in più di uno dei suoi testi ha dimostrato di credere nelle persone reali e non nell’ideologia del sogno americano.

Le persone reali sono assieme più semplici e complesse di così. Noi non viviamo negli USA, ma anche qui il Potere e le paure con cui esso si alimenta dentro di noi si stanno calcificando attorno alle vostre ossa. La vostra rigidità è sinonimo di morte. Imparate a danzare, piuttosto, finché siete ancora in tempo, per evitare che quel muro di gomma vi digerisca e vi risputi. Le persone non sono moniti viventi, sono solo persone col loro diritto alla ricerca della felicità. 

 


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