Il Rito (per Sarah Kane)
Poi sono andato a rileggermi quanto scrivevo, e mi sono reso conto che la mia idea era diversa, e aveva a che fare con la distorsione della memoria nel tempo e coi whormholes. Perché me ne ero dimenticato? Perché tutto partiva dal fatto che quando mi sono riprocurato i dischi di Tom Waits degli anni Ottanta, qualche annetto fa, e li ho riascoltati, andando in giro per il paesello lo trovavo curioso come quanto descritto da Waits nelle sue canzoni. Potenza della ‘psichedelia’, seppure non in senso letterale
Sarò circondato da american dreamer disposti a dare fuoco alla casa per tentare la fortuna? Questo non sta a me dirlo, tuttavia mi ero scordato di quel legame lynchiano con la deformazione dei ricordi e con l’altra idea che avevo praticato per un po’, ovvero il tentativo di ritornare indietro nel tempo e recuperare cose. Non che vi abbia rinunciato. Solo che sono troppo anarchico per sistematizzare le cose e per farci poi dei corsi per tutti come fanno altri.
Eppure. Eppure anni fa con una mia compagna eravamo arrivati a livelli di comunicazione quasi telepatici, tant’è che non dovevamo nemmeno dirci le cose per comunicare: comunicavamo e basta. Lei non mi disse, se non un decennio dopo, ad esempio, di avermi tradito, ma io lo seppi comunque e la lasciai. Lei era triste e sconsolata, perché dopo avermi tradito aveva avuto la conferma che cercava, ovvero che voleva stare solo con me. Ma io ero curioso di sperimentare altre parti di mondo e colsi la palla al balzo per staccarmene.
E dunque, dopo aver passato, questo luglio, un mese col gesso per via di un piede rotto e un altro mese, agosto, con stampelle e tutori, da questa settimana finalmente sono libero di zoppicare senza ammennicoli che me lo impediscano. Ovviamente questo weekend sono andato alla solita fiera del vinile che si tiene vicino a dove abito due volte l’anno e mi sono portato a casa il solito bottino. Ora, una doverosa premessa.
Ovviamente prediligo i suoni contemporanei, perché non mi piace vivere di ricordi, ma ogni tanto quando ricorro a queste manifestazioni dove per lo più vendono album usati o seminuovi, mi lascio andare alla nostalgia. E così mi sono portato a casa un discreto bottino, questa domenica, di album di trip hop, rap, elettronica ai confini col rock e qualcosa di post punk che non può mancare nella mia ricerca, assieme a un paio di dischi degli Stones.
E così si è messo in moto il meccanismo della memoria. Erano gli anni Novanta, la fine degli anni Novanta per la precisione. Io ero stato abbandonato da tutti gli amici per via delle vicissitudini che già sapete, e avevo deciso che oltre che con amici nuovi avrei compensato la mia solitudine con ettolitri di cultura. Libri, dischi, cinema. C’erano in mezzo a tutto ciò appunto cose come i Massive Attack di Mezzanine, la PJ Harvey anch’essa elettronica di Is This Desire? e altro.
Ora, se c’è una cosa che mi è chiara ascoltando quei suoni è che in quel periodo si sentiva nell’aria che le cose sarebbero andate male. Non solo per la cultura alternativa di cui mi nutrivo, ma per tutti noi. Io avevo appena iniziato ad assaggiare qualche manganello psichico, mentre altri pochi anni più avanti si sarebbero presi quelli veri a Genova. Ma la sostanza non cambiava: chi non era ‘adatto’, chi non era nella ‘norma’, doveva rientrarci a tutti i costi. Altrimenti erano dolori.
Non importava se quel mondo creato non per noi, ma non ostante noi, dall’economia di mercato, era improntato alla vittoria del più forte e del meno scrupoloso. Quella era stata la scelta. Lo avevano voluto tutti (io vi accuso, voi che mi leggete: anche voi avete o subito quella scelta, se per decenni vi siete sentiti come se vi avessero buttati nel cesso, oppure siete complici). Non importava se la patina di dolce cannella e zucchero del capitale era solo una patina. Avete abboccato tutti. Oppure avete avuto paura.
Un’altra amica per un po’ non si è fatta più sentire, suppongo perché trattata di merda da conoscenze comuni e quindi poco invogliata a comunicare. Ecco. A me fate schifo, perché prendete le persone più sensibili, quelle con più energie di amore, con più coraggio, con più voglia di fare, e vi ci attaccate come sanguisughe perché non fioriscano, perché non si veda la famosa differenza tra noi che vorremmo costruire qualcosa e voi che sapete solo distruggere e sfruttare.
Ho ripensato a Mingus e al suo Clown, ai miei pensieri di quel periodo di cui vi ho già narrato, all’odio interiorizzato, e mi sono reso conto che non sono, appunto, l’unico a aver vissuto situazioni del genere: probabilmente le stanno vivendo anche le mie due amiche, al punto che se tendo loro la mano nemmeno la afferrano per eccesso di stanchezza o paura. Nel frattempo la gente che ho attorno lavora e nel tempo libero cazzeggia amabilmente.
Non stigmatizzate nemmeno più le persone, impedite loro di vivere, semplicemente. Sì, voi. Siete voi che mi leggete i responsabili. Le persone che abbiamo attorno io e le mie due amiche, quelle che ignorano i nostri bisogni reali e ci succhiano energia, sono come voi. Siete voi. Quando saremo finalmente al sicuro dai danni che volete infliggerci per essere sicuri di non essere poi così male, di non sfigurare nei nostri confronti?
Non è, questo, un grido di aiuto, è piuttosto un tentativo di puntarvi contro il dito più lungo della mia mano, che è l’indice (per citare De André). Non sapete quanto mi pesa questo periodo della mia vita, solitudine obbligatoria perché come me le persone cui tengo sono irraggiungibili per esaurimento batterie, lavoro e poi tempo per meditare. Purtroppo devo ancora riprendermi col piede, non posso mettermi a fare cose per ora, tipo laboratori eccetera.
Anni fa ricordo di averli quasi visti i canini sporgenti alle persone che incontravo per la strada, e non era una allucinazione. Era vera cattiveria. Io vi ho visti, nei vostri momenti più cupi, più bui, vi ho visti nudi, così come a teatro ho lavorato col mio corpo nudo. Ma la mia nudità era una nudità piena, piena di cose da scoprire, come la realtà lo è. La vostra nudità è una nudità cattiva, fatta di vuoto, di bisogno di nutrirsi.
Perché voi non sapete relazionarvi con la realtà, dialogare con essa, farvi toccare. Avete in testa i vostri film mentali o i vostri discorsi razionali. I vostri mantra, quelli che dovrebbero farvi da portafortuna, come ci ha mostrato John Giorno, il poeta amante di Andy Warhol. Sono giornate senza senso quelle che sto vivendo, e lo sono anche le vostre, ma voi che non credete nella costruzione di un significato, vivete questa mancanza con sollievo. Vi vedo.
Ho mandato curricula per scrivere, ma ormai non mi vogliono più nemmeno se non chiedo un compenso lasciando tutto al dopo colloquio. Fino a tre quattro anni fa invece mi volevano volentieri, se avessi accettato di scrivere gratuitamente. Non sto marcendo, ma sto accumulando rabbia. Vedremo chi e cosa incontrerò in futuro, ma so già che le uniche persone con cui varrebbe la pena intrattenersi le state in qualche modo depredando. E per ora non so come salvarle da voi.
Sì, decisamente dovete realizzarlo: siete nella migliore delle ipotesi delle sanguisughe. Non avete la forza di fare nulla, e quindi distruggete. Urlarvelo in faccia è la cosa più etica che possa fare in questo momento. Farvi smettere, come potrò, sarà la seconda. Preparatevi, perché non sarà facile contenermi. Sarà anzi impossibile. Basta con le religioni orientali, basta con la creatività finta. Dovete morire. Per rinascere meno stronzi. A me spetta officiare il rito …




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