Pasolini non si è ucciso da solo!

Oggi è il 2 novembre. La notte appena trascorsa, nel 1975, quando io avevo due anni, Pier Paolo Pasolini veniva trucidato malamente da un coacervo di fascisti e borgatari cooptati molto probabilmente da gente molto in alto – la verità giudiziaria è sempre stata reticente, come inadeguate per non dire criminali sono state le ricerche e le indagini delle nostre forze dell’ordine, rigorosamente in minuscolo come si conviene in casi come questo.

Simona Zecchi ha ipotizzato nei suoi libri, pubblicati in questi ultimi anni dalla casa editrice Il Ponte delle Grazie (L’Inchiesta Spezzata di Pier Paolo Pasolini e Pier Paolo Pasolini Massacro di un Poeta), che Pier Paolo Pasolini fosse venuto in possesso di documenti, che non avrebbe voluto utilizzare ma li aveva, che incastravano la DC e la futura Caritas per il loro rivendere beni di consumo che gli USA ci avevano regalato per distribuirli alla popolazione civile dopo la guerra.

Ne ho parlato già tempo fa in questo post. Assieme a molte altre cose. Ma siccome continuo a vedere sui social e non solo cose scritte coi piedi per non dire di peggio secondo le quali Pasolini se la sarebbe andata a cercare perché frequentava ragazzini adolescenti legati alla malavita, oppure che Pasolini aveva una fame d’amore cieca come emergerebbe dalle sue poesie, devo ribadire quello che per me è ovvio.

Pasolini non si è suicidato! Né direttamente, né indirettamente con comportamenti ‘devianti’. Pasolini è stato ammazzato perché era un intellettuale scomodo. Questa, è la verità. Se vi fa paura pensare che si possa essere uccisi perché scomodi, invece di prendervela con la memoria di un cadavere, provate a puntare tutti assieme il dito contro il potere e ad agire poi di conseguenza. “Sono solo, cosa posso fare io contro lo stato delle cose?” dissero dieci miliardi di persone.

Eh sì, perché il problema è questo: siete così spaventati che non avete nemmeno il coraggio di guardarvi l’un l’altro e unirvi. Tutte le volte che lo avete fatto prima o poi vi siete divisi o siete rientrati nei ranghi. Prendiamo allora atto del fatto che non sia facile unire le forze per combattere il nostro comune nemico, ma che sia necessario farlo perché altrimenti ci spetta quello che vediamo sotto i nostri occhi tutti i giorni.

Ma non è per farvi coraggio che vi scrivo. Lo faccio, almeno in questo post, per continuare a parlare di Pier Paolo Pasolini. Prendiamo la sua poesia più famosa, Supplica a Mia Madre, tratta dal libro Poesia in Forma di Rosa. Ne aveva inciso anche una versione per voce e pianoforte, due decenni fa, la cantante d’avanguardia Diamanda Galàs in un suo disco dal vivo intitolato Malediction and Prayer.

Leggiamola assieme: la trovate nel libro suddetto (non posso riprodurla qui sotto per motivi legati al diritto d’autore) oppure in rete su siti che hanno chiesto all’editore la possibilità di trascriverla. C’è un critico d’arte che ogni volta che si mostra in TV a parlare di Pier Paolo Pasolini si sdilinquisce a erudirci sul fatto che il Nostro con questa poesia si guardava nell’animo e confessava le origini del suo bisogno di sessualità non conforme, sostanzialmente, priva di sentimenti.

Non capisco come faccia lui a dire una cosa del genere, se non per ignoranza di cosa sia l’omofobia interiorizzata. Del resto, se sei di destra, anche se sei critico d’arte, non puoi credere a una cosa come l’omofobia interiorizzata, che è frutto del patriarcato. Devi per forza svicolare. E allora ecco cosa invece leggo io nella poesia di Pasolini da quando l’ho letta sul serio, presentandola a un laboratorio teatrale e imparandomela a memoria per recitarla.

Innanzitutto qui Pasolini, che ahimé era non solo un poeta e un artista, ma anche un uomo coltissimo – lo ha ribadito anche Paul B. Preciado polemicamente in un suo scritto che la cultura è nemica di eros – è schiavo del peggior Freud. Del Sigmund Freud che adduceva la causa dell’omosessualità, come se ci fosse bisogno di trovarne una per combatterla, all’amore, appunto, per la madre.

Per il padre della psicoanalisi infatti l’amore per la madre e la diversità dalla madre non riescono a convivere nella psiche di alcune persone, che per questo motivo rifiutano la donna come oggetto erotico e si ‘invertono’, ovvero dirigono le proprie pulsioni sessuali verso i propri simili. Oppure, ancora, l’eccessivo amore per la madre porterebbe a non identificarsi col padre. Cinquant’anni fa Freud era impossibile metterlo in un angolo e farlo tacere: bisognava ascoltarlo, se si aveva almeno un certo tipo di cultura.

Quindi immaginate di essere nei panni di Pasolini. Un omosessuale, insultato e disprezzato come tutti gli omosessuali nell’Italia che va dagli anni Cinquanta agli anni Settanta del secolo scorso, decenni in cui grosso modo PPP ha esercitato la sua professione di intellettuale, legge Freud e scopre le ‘origini’ delle proprie pulsioni: ha amato troppo la mamma. Come farebbe a non sentirsi da un lato affascinato e dall’altro colpevole, visto che Freud stesso si poneva ancora il problema di una ‘terapia’ per ‘curare’ l’omosessualità?

Certo, secondo il padre della psicoanalisi tutti gli uomini nascono bisessuali, ma nello stesso tempo esiste una norma sociale che Freud non si è mai scomodato a mettere in discussione. Piuttosto, vedasi il caso delle donne che rifiutavano le avances di ricchi amici delle loro famiglie borghesi (e grazie al lettino di Freud si sono suicidate spesso), era disposto a inventare cose come l’isteria e l’attraversamento del fantasma (non accetti il fallo e in più il fallo non c’era, te lo sei immaginato).

Non a caso Deleuze e Guattari in Millepiani hanno provato in tutti i modi a demolire Freud. Che ora è stato abbandonato a favore di teorie genetico/farmacologiche per quanto riguarda origine e trattamento della malattia mentale: spaventare la gente in maniera ancora più violenta, tipo che se sei schizofrenico è perché hai avuto parenti malati in passato, e curarla obbligatoriamente coi farmaci rende di più in un mondo dove tutto deve fruttare denaro a qualcuno.

Ma all’epoca di Pasolini, se eri appunto colto, non potevi evitare di confrontarti con l’austriaco felice. Fu proprio ciò che fece il poeta, a suo detrimento. Certo che soffriva di omofobia interiorizzata. Certo, anche per questo, oltre che per come erano trattati i ragazzini che amava, sottoproletari, che odiava la borghesia e lo Stato. Ma è difficile essere del tutto liberi in un mondo che ti tende mille tranelli.

Un amore totalizzante per la madre, dunque, avrebbe prodotto fame d’amore per corpi senz’anima, questa l’autosentenza di morte per Pasolini. Morte dell’anima, prima ancora che morte fisica. Quella morte che non tarderà ad arrivare, una notte di novembre, in un campetto da calcio sgangherato vicino a una spiaggia di Ostia. Colpevole, l’intera società italiana. Quella che gli dava del fr… tra risolini e incapacità di sopportare la realtà che quello scrittore e cineasta metteva sotto i suoi occhi con le proprie opere.

Preferendo così abbrutirsi in uno dei tanti gironi infernali del mondo contemporaneo. Ma questa è un’altra storia, e non dobbiamo nemmeno cercare di raccontarvela un’altra volta, giusto per citare un famoso libro per adolescenti letto quando ero appunto ragazzo. No: basta che vi guardiate allo specchio. Io vi vedo tutti i giorni, sui treni che prendo per andare a lavorare e sui quali poi ritorno a casa. Ma questo sassolino dalla scarpa me lo dovevo levare … Pulsioni autodistruttive. Pfui.

 


 

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