Qui, in mezzo
Non è finita qui. Kim Ki-duk, uno dei miei registi preferiti, ha dovuto pagare una ammenda per maltrattamenti nei confronti di una attrice che voleva rifiutarsi di girare una scena di nudo (e non solo) non ostante la avesse letta sul copione prima di accettare quel lavoro. E pare che lo stesso regista coreano stesse cercando casa in Europa prima di essere raggiunto da altre condanne, quando lo colse il Covid che gli fu fatale. Per me queste tre vicende rappresentano un po’ per me la perdita dell’innocenza. E voglio intrattenermi con voi e spiegarvi il perché.
Io ero convinto di avere una bussola. Se gli artisti che sceglievo di seguire e amare li sceglievo con cura, mi dicevo, sicuramente non mi sarei mai ritrovato a dare i miei soldi a dei maschilisti approfittatori come … beh, lasciamo perdere gli insulti. Ma accenno a un paragone monco perché vedevo che molti uomini che mi stavano attorno, dagli anni Ottanta del secolo scorso, quand’ero adolescente, in poi, avevano come idoli personaggi controversi perché amavano sentirsi a loro volta controversi. Ecco perché quel gruppo di street rock, o quell’altro musicista, stavolta italiano, che inneggiava a Satana nei suoi dischi.
In fondo la rete non ha inventato nulla. Semplicemente ha esasperato alcuni meccanismi che c’erano già, azzerando l’empatia e portando in primo piano il bisogno di autoaffermazione. Ma non è questo il punto. Torniamo indietro. Ecco, mi dicevo: se apprezzo artisti seri, che hanno tutta l’aria e la sostanza di chi fa ricerca vera e che quindi si riempie di contenuti di un certo tipo, se questi ultimi cercheranno di nutrirsi di cose buone non cercheranno di dominare la realtà con la violenza facendo del male ad altri esseri umani.
Purtroppo la realtà è più complessa di così. Anzitutto ci sono tanti motivi per cui un uomo può violentare una donna o fare del male a una persona in una posizione di debolezza, alcuni anche sottili – mai giustificabili ma sottili. Ce ne danno contezza ad esempio Abel Ferrara e lo psichiatra/sceneggiatore Christ Zois nel controverso film Welcome To New York, ispirato chiaramente a un famoso caso giudiziario in cui un potente uomo d’affari francese violenta una cameriera. La tesi dello psichiatra Zois è che il protagonista aveva solo un modo per fermare la propria ascesa al potere, ed era quella di dimostrarsene indegno di fronte a tutti.
Certo, ci ha rimesso una donna, ma lo scopo dell’uomo era quello di compiere un delitto plateale allo scopo di interrompere un progetto di vita in cui in fondo all’inconscio lui non credeva più, e l’inconscio avrebbe agito per lui. Che non è una scusante, ma semmai una aggravante … per tutto l’ambiente che quell’uomo di potere conteneva, il quale ambiente funzionava da leva su di lui convincendolo che la promiscuità e il potere, quello stile di vita spregiudicato, andavano benissimo e che non c’era nulla di male nel viverlo ventiquattr’ore al giorno.
Ed ecco il punto. Io credo che siamo tutti colpevoli quando avvengono molestie nei confronti di una persona che si trova in una posizione di subordinazione o debolezza. Per questo per una vittima di abusi è così difficile agire con lucidità, difendersi denunciando, ad esempio, perché in un certo senso è come se si dovesse mettere contro tutta la società. Pensiamo solo al fatto che di recente una cantante pop italiana ha visto dei propri finti nudi, realizzati con l’Intelligenza Artificiale, circolare in rete. Nessuno è stato ancora condannato, ma uno dei punti di cui ho sentito dibattere è che chi crea questo tipo di tecnologie dovrebbe essere ritenuto responsabile.
Anche perché sono quasi tutti uomini le persone che lavorano alla Intelligenza Artificiale, e questa prende a pieni mani da quella (anche) fogna che è il web. Ricordo ancora quando al liceo – parrebbe non c’entrare nulla quello che leggerete ora e invece – lessi libri su libri, per volontà della mia professoressa di italiano, sulla questione della bomba atomica e delle responsabilità della scienza. Ad esempio quel libretto di Leonardo Sciascia su La Scomparsa di Majorana. Ecco, è tutto lì.
Majorana, che più di tutti poteva accedere all’innovazione scientifica con facilità data la testa che aveva, è anche colui che si pone più di tutti il problema dell’utilizzo delle sue scoperte. Non che sia stato l’unico, ma questo genere di riflessioni oggi tendono a scomparire, nel senso che non le fa quasi più nessuno. E allora, ecco che mi ritrovo ancora con in sottofondo Why Can’t I Have What I Want Any Time That I Want degli Swans di Michael Gira con una domanda di fondo: come posso io, ascoltatore e presunto critico, contribuire con la mia presenza a diffondere cultura e quindi l’opposto della violenza, pur sapendo che quest’ultima contamina anche l’ambito che mi sono scelto?
E quali erano quelle contromisure? In Bouquet de Nerfs e in L’Europe, Cantat se la prendeva con sé stesso e con la nostra politica (“Chère vieille Europe, chèr vieux continent, putain autoritarie, aristocrate e libertarie”). Ma era solo. In quel punto caldo del mondo dove la responsabilità individuale e quella collettiva si incontrano. Lo sappiamo come ragiona la morale “borghese”, come si sarebbe detto una volta: via di lì. Non entrare in quell’ordine del discorso. Perché? Proprio per ciò che sto scrivendo.
Perché assumersi sulle spalle quel fardello comporta il rischio o di schiantarsi o di far schiantare chi ci sta vicino. E allora, se la libertà personale è comunque individuale, è pur vero che tutti noi, figli di quella “puttana autoritaria”, siamo colpevoli della morte di Marie Trintignan. Cantat ha provato a dircelo, prima che succedesse l’irreparabile, a condividere con noi quel suo punto di vista fragile e disperato, facendosi carico del ‘grande incendio’ che cova nelle nostre vite.
Ho provato ad ascoltare le poche cose che ha pubblicato ‘dopo’. L’Angleterre, ad esempio, un singolo sulla Brexit, che si vuole ironico ma poco incisivo. Posso immaginare quanto gli sia stato detto di non entrare più nel pozzo nero e profondo della sua psiche, quanto sia stato aiutato a non guardare più nell’abisso. E allora avanti con l’ironia. E’ ciò che medici e psicologi e psichiatri fanno a tutti i loro pazienti, ammesso che Cantat sia stato supportato da quel tipo di professioni d’aiuto. Ma prendete il mio discorso come una metafora.
Proprio ieri leggevo il blog di una persona che soffre di depressione in forma grave, una femminista intersezionale che ha sempre lottato contro le sopraffazioni nei confronti di tutte le minoranze e che ora si trova a dover lottare contro l’autodistruzione. La psichiatra oltre alle medicine (voler cambiare i pensieri che derivano da dei vissuti con la chimica, che grande bugia … ) le ha proibito di relazionarsi con i propri problemi direttamente. I pensieri suicidari sono da evitare. Ci sono delle attività al riguardo. Bene, ma se io non me ne prendo la responsabilità, di quei pensieri, e non li trasformo in pensieri di vita, chi mai lo farà al mio posto, la dottoressa?
Anche io in passato ho formulato quel tipo di pensieri, per questo lo scrivo, non sono uno che carica gli altri a cuor leggero. Non mi sono nemmeno limitato al pensiero, a dirla tutta, ma ho agito, solo che a un certo punto io volevo vivere, ne ho dovuto prendere atto, e quindi mi sono fermato. Perché, almeno nel mio caso, grazie a gente come Mingus, di cui vi ho già parlato a questo riguardo, mi è diventato chiaro che quei pensieri erano una forma interiorizzata di odio. Se avessi rifiutato di pensarci, ora sarei ancora qui a convivere con la paura per una parte di me. Una parte di me che aveva processato, male, situazioni che avevo vissuto, come l’abbandono da parte di famigliari e amici.
Per tutto questo, io mi rifiuto di affrontare il problema della violenza maschile sulle donne, o delle persone in una posizione di forza su chi è in una posizione di debolezza, indignanomi e boicottandole. Non comprare i dischi di Michael Gira per non dare più un soldo a un uomo accusato di abusi, o indignarmi contro di lui, non mi risolvono nulla. Piuttosto, ascoltare quella musica e cercare, se c’è, di capire quale sia il punto di contatto tra lui e me – anche perché siamo entrambi esseri umani, quindi ce ne sarà più di uno di punto di contatto – è credo fondamentale.
Del resto Larkin Grimm, la donna che avrebbe subito le molestie, ha detto: se un uomo su cinque commette abusi, cosa ne faremo? Li rinchiuderemo in una cella e gli taglieremo il pisello? A tutti? Ecco, se una persona che forse ha subito violenza non si mette nella posizione della vittima, con tutto quello che comporta – vero Israele? – allora perché in quella posizione dovrei mettermici io, che capisco benissimo per vicissitudini famigliari ma non solo cosa Grimm può avere vissuto, con le dovute specificità e differenze?
Perché io mi riconosco creatura ibrida. Ho vissuto abusi da parte di medici e famigliari, come ho raccontato anche dalle pagine di questo blog, ma nello stesso tempo in me coesistono parti che non necessariamente sono quelle di un abusatore, ma che appartengono sia a Gira, per ora solo accusato, e a Cantat, che invece è stato riconosciuto colpevole di omicidio. Io voglio rimanere in quella zona grigia. Non per autoflagellarmi. Ma per riconoscere che ogni esperienza umana fa parte di me, almeno in potenza.
Invece ritengo che l’indignazione e il boicottaggio non risolvano nulla. Come dovrebbe vivere Gira, del resto, nemmeno riconosciuto colpevole, se nessuno comprasse più i suoi dischi o andasse più ai suoi concerti? Quella dell’artista non è una “bella vita” (ricordiamo che oggi è il trentennale del suicidio di Kurt Cobain) da cui far scendere per punizione chi non ne sarebbe degno. Ricordo ad esempio che essere una persona di successo ha dei lati poco gratificanti.Te ne stai a casa tranquillo, ma sono le dieci di sera e improvvisamente l’adrenalina comincia a scorrere potente in te, anche se non sei su un palco, perché da qualche parte il tuo corpo ha registrato che deve produrre quella sostanza per mera abitudine. Ecco, cercassimo tutti, non ostante le frustrazioni che tutti abbiamo nelle nostre imperfette vite, di ragionare un po’ di più e di essere meno invidiosi e forcaioli.
Ma il punto è un altro, e forse si potrebbe ampliare nel prossimo periodo. Infatti a breve potrei tornare a studiare, e col passare degli anni se tutto va come sto pensando che dovrebbe andare, potrei trovarmi, da uomo, a studiare proprio la famosa Intelligenza Artificiale di cui abbiamo parlato. Spero di avere la possibilità di confrontarmi con persone portatrici di istanze non legate al potere e di poter operare non solo per il bene del business.
Poi di qui ai prossimi cinque anni potrebbero succedere tante cose. Ho dovuto rinunciare alla carriera di attore perché mi sono rotto un piede che, ora, non mi fa più male, ma che comunque non ha la mobilità che aveva prima di rompersi. Certo, cammino e non zoppico. Ma bastasse questo. E suonare, l’attività con cui avevo pensato di sostituire la recitazione, mi lascia spesso frustrato perché sebbene in entrambe fossi imperfetto, come tutte le persone che si stanno formando, gli strumenti hanno qualcosa di non organico rispetto al corpo che, abituato a quest’ultimo, provo un senso di straniamento.
Insomma, oggi pomeriggio mi sono concesso di ascoltare della musica e di condividere con voi questi miei pensieri. Spero siano un turning point per qualcuno, ma ho molti dubbi perché vedo che bene o male io traccio direttrici che magari si spezzano e mi tocca cambiare percorso, ma voi e in generale il mondo che mi circonda viaggia su binari dritti e sicuri, e non pensa minimamente a cambiare strada o a lasciarsi deragliare neanche un po’, se non da eventi tragici. Mi sarà lecito trovare spiriti affini in futuro? Spero proprio di sì.
Aggiungo una nota. Spero che questo articolo non venga preso dai garantisti degli uomini, dagli incel e altra gentaglia simile come una giustificazione delle loro posizioni. Non siamo sulla stessa barca. Non siamo della stessa razza. Io ho frequentato per scelta ambienti antifascisti e intersezionali in passato, e anche se non vado più a lunghe riunioni o a cortei, riconosco che le istanze che li muovono sono giuste. Se in qualche cosa le mie posizioni si discostano dalle loro, lungi da me il voler fare la morale ad altre persone cui riconosco la bontà di muoversi con lo scopo di risolvere dei problemi anziché nascondere la testa sotto la sabbia.
Non ho nemmeno preso in considerazione eventuali differenze, perché forse in futuro confrontarmi con posizioni femministe e queer potrebbe ancora interessarmi. Già settimana scorsa ad esempio, vedendo al cinema Orlando di Paul B. Preciado mi sono ritrovato di fronte a corpi e anime animate dalla stessa poesia che riconosco a me, forse ancora più netta che non in me. Lo riconosco quel mondo che si riconfigura di fronte alle loro scelte: è lo stesso mondo che mi ha evitato quando stavo male, e per la stessa mancanza di poesia di fondo.
Pertanto non credo proprio che mi troverete mai a fare le pulci a qualcuno di loro. La mia è almeno per ora una strada solitaria, ma questo non significa che sia disposto a farmi comprare da chi pensa che le donne accettino di essere corteggiate solo da chi risponde a certi canoni o ha i soldi, per motivi darwiniani, e che le donne non abbiano quindi un’anima, cosa mai detta esplicitamente ma è come se fosse, solo perché, ad esempio, in questo momento non ho una compagna. Che sia chiaro, questo.
Nel frattempo, il disco degli Swans è finito. Sono trascorse due ore da quando ho iniziato a scrivere questo testo. Ora sono le note di un carillon, introduzione di un live di Bjork, a uscire dal lettore CD del mio vecchio pc. Voglio restare aperto alle possibilità. Voglio che la realtà mi stupisca. Per questo spero che il mio percorso di vita sia ricco, e spero sia vero che tutti gli ostacoli che ho incontrato siano serviti per farmi essere una persona migliore. Solo per questo, del resto, vale la pena vivere, altrimenti, scusatemi il francese, non resterebbe che immerdarci. Che poi è ciò che fanno molti attorno a noi …



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