Siamo vuoti o pieni?
“Evil” è una canzone molto semplice. Narra di un uomo lontano da casa che ha un sospetto, dato che la moglie è sola mentre lui è appunto lontano da casa. Wolf invita l’uomo a prendere in mano il telefono e, sentita la moglie che risponde con una voce strana, di tornare indietro e dare una lezione all’uomo che si stava divertendo alle sue spalle.
Oggi ho provato la struttura della canzone, e funziona. Ma non riesco ancora a suonare e cantare assieme. Devo quindi esercitarmi ancora un poco, prima di presentarla ai miei ‘soci’ per insegnargliela. Non so come se la caveranno con l’inglese, ma blues in dodici battute in italiano non credo esistano. Eppure, tutto questo che vi ho narrato ancora non mi basta.
In occasione del mio test universitario mi sono procurato un pc nuovo, e tramite esso ho iniziato a interrogare l’intelligenza artificiale di Microsoft. Tutto bene fin quando gli chiedevo, ad esempio, cose di logica matematica (per il test, appunto). Ma poi ho provato a fare all’AI questa domanda: secondo te noi siamo pieni o vuoti? Dobbiamo costruirci giorno dopo giorno oppure cercare le nostre verità dentro di noi?
L’Intelligenza Artificiale mi ha risposto che non vuole partecipare a questa conversazione. Vi lascio immaginare ora cosa penso di lei. Ma la domanda rimane. So che sono in pochi a porsela. Ad esempio i miei colleghi di corso non credo si siano fatti mai simili domande. In fondo per loro anche suonare la chitarra è un modo per fare amicizia con delle persone e socializzare.
Per me no. Io voglio vedere se con lo strumento, una volta imparato bene, riuscirò a comporre. A scrivere dei brani. Ho scoperto di recente che amo molto certe canzoni di Edda, l’ex cantante dei Ritmo Tribale. Un musicista con una storia per i miei gusti molto interessante. Quando la sua band è arrivata all’apice infatti, lui l’ha abbandonata. Ha iniziato gradualmente quindi a riempire il vuoto lasciatogli dal suonare, creare, abbracciare il pubblico, con l’eroina.
Poi è stato in India, quindi in Irlanda del Nord in una comunità di Hare Krishna e infine è tornato in Italia, a Milano, dove si è disintossicato e ha iniziato a lavorare come operaio tra un concerto e l’altro. Quando deve realizzare un disco si licenzia per qualche mese, giusto il tempo di avere tutte le energie per comporre, e poi riprende.
Ho passato dieci anni di gaslighting famigliare (con tutti attorno che stavano a guardare, e che ci tenevano a farmi sapere che mi ritenevano responsabile e non vittima), e poi dieci anni alla ricerca di me stesso: scrittura, fotografia, recitazione, e ora la musica. Per me il punto non era mai il mancato successo, visto che a uno col mio passato e con la mia testa (troppo fottuto, troppo risorto e soprattutto troppo indipendente) tutti cercheranno di mettergli sempre i bastoni tra le ruote.
Ma io ho scoperto presto che l’arte, sia quella fruita che quella creata, in qualche modo ti riallinea, ti mette a posto pensieri, parole, opere e omissioni. E poi c’è quella domanda, se tutto ruota attorno alla tua interiorità, se questa interiorità esiste. Ho passato buona parte della mia vita a vedere due fazioni contrapposte al riguardo, e non sono mai riuscito a ‘scegliere’ perché in qualche modo ritenevo quella scelta qualcosa di finto, o comunque di non mio.
Le due fazioni, una conservatrice e secondo cui ognuno di noi ha un’interiorità, e quella progressista per cui l’interiorità è solo il rovescio dell’esteriorità, e per cui parlare di ‘anima’ è un modo per bloccarti e non farti più evolvere, mi hanno lasciato con la sensazione di avere entrambe qualcosa di buono e qualcosa di tossico.
La fazione conservatrice sa che se vivi solo di esteriorità sei una bandieruola al vento preda di finti desideri (ricordate il Bastiano de La Storia Infinita, se lo avete letto da bambini quel libro? Non vale il film, perché non è la stessa storia … ) che ti fanno allontanare da te stesso. La fazione progressista sa che se dai un nome fisso alle parti che ti compongono e ne annulli qualcuna in nome di un ordine superiore ti precludi delle enormi potenzialità.
La fazione conservatrice crede però in sistemi complicati cui non ho intenzione di devolvere la mia esistenza (a studiarli tutti e poi decidere quale accettare o a quale mix dedicare la mia vita poi), mentre quella progressista è convinta che siamo tutti tabula rasa quando nasciamo e che poi siano le esperienze della vita a darci una forma. Non capisco allora come mai io non riesco a essere un chitarrista come Hendrix, o un performer come Ulay. Se siamo tutti uguali …
E mentre soppeso quelle fazioni penso a quanto mi manca per raggiungere i miei obiettivi – tanto, anche se le mie radici non sono nella sabbia – ma rispetto a molte persone che mi stanno attorno e che hanno imparato dal dolore a ‘vivere alla giornata’ (sprecandolo, quel dolore) io sono come i Blues Brothers, ‘in missione per conto di Dio’ (e quando dico Dio, voglio dire “io” … ).
A volte io proprio non vi capisco. Le persone che mi sono più simili tirano avanti, le persone che mi sono più dissimili sanno che non ha senso vivere in modalità sopravvivenza e che bisogna espandersi, ma … principalmente pensano a ciò in termini di soldi. Ero a Milano ieri, giorno del concerto di Taylor Swift, e l’ho vista la città piena di turisti per la cantante.
Ecco, io non riuscirei a vivere come loro. Non voglio vivere come loro. L’idolo, il cibo, i vestiti, il soldo. Contemporaneamente, nei paesi limitrofi a dove vivo, ieri c’erano una serie di ‘notti bianche’, che vuol dire, molto banalmente e semplicemente, negozi aperti. Capite? Non ‘la sera della poesia’, o ‘della musica’, o di quello che volete voi. No. La notte in cui si possono spendere dei soldi come di giorno.
Ho i social, ho letto di scippi come ne ho sentito parlare ieri a Milano. Questo vuol dire che la realtà prende il sopravvento e rientra dalla finestra, una volta sbarrata la porta per tenerla fuori casa. Ecco, io non voglio essere quella barchetta in balìa delle onde. Ho smesso persino di fumare tabacco perché non volevo essere dipendente da una sostanza che mi avrebbe fatto fare cose che altrimenti non avrei fatto (tipo spendere quei soldi, o fare quelle pause; sembra poco … ).
E allora già vedo qualcosa dentro di me che altri non hanno. La determinazione. Ma questa non basta. Non è una cosa su cui scrivere una canzone. “Oh mio Dio, come sonooo determinatooooo … “. Vedete anche voi che non funziona. No, devo scavare di più, trovare altro.
Intanto ho trovato. Una piccola canzone di Nada, intitolata “Inganno” (dal disco prodotto da Massimo Bubola “Dove Sei Sei”). Mi ha fatto ripensare al periodo che ho vissuto in comunità psichiatrica dopo aver tentato più volte il suicidio per odio interiorizzato (grazie amici dell’epoca … ). “Vivo questo tempo di calcolo e azione inconsapevole di sentimenti e sguardi” canta la Malanima mentre io ripenso alle persone che mi stavano attorno, psicologi e psichiatri.
Persone che hanno fatto di tutto per mandarmi in crisi e farmi stare zitto, mentre io avrei voluto che la comunità fosse DAVVERO un luogo terapeutico e non un parcheggio per sfigati e malati cronici in attesa della morte. E mi sono trovato a farmi delle domande. Perché? Perché avevo bisogno di dimostrare qualcosa a quelle persone, una volta capito che merde erano veramente?
Chissà che fine hanno fatto tutti i pazienti di quella che allora veniva chiamato Centro Residenziale Terapeutico, e che poi verrà più realisticamente chiamato Centro Residenziale Assistenziale (Dio quanto odio … )? Quando mi reco al CPS lì vicino non vedo più nessuna di quelle facce. Solo una sera, due primavere fa, ho incontrato un ragazzo con cui mi sono messo a parlare di politica, anche se lui aveva alzato il gomito parecchio.
Oppure c’è l’altro ragazzo che chiede l’elemosina tutte le mattine in stazione. Alla fine non so nemmeno se a me sia andata meglio. Ho un lavoro, ho degli interessi, ho dei contatti umani. Non sono così isolato o così chiuso dalle ferite come altre persone, ma alla fine tutti noi viviamo in un mondo che ti accetta solo se capisci come ti devi comportare, che regole non scritte devi seguire, come te la devi sfangare.
E non mi piace. Un paio di mesi fa sentivo parlare una ragazza che diceva che anche nei suoi momenti migliori, ovvero quando questa società è inclusiva, in realtà sbaglia. Il problema infatti è che includendo prova a piallarti per renderti simile a sé. Non ti lascia costruire un mondo alternativo. No, devi avere lei come unico orizzonte.
Un uomo che si occupa tra le altre cose di cabala, di antiche scritture, di letteratura e di altro una volta diceva che la storia di Caino e Abele, tradotta malissimo in Italiano, in realtà è una storia di iniziazione. I Caini, quelli come me, sono persone che, etimologicamente, non stanno bene nei recinti, e che per questo dovrebbero andarsene libere di vagare (Caino non è quello che uccide Abele, Caino è quello che rompe il recinto).
Dopo aver tentato fortuna a Milano da studente e a Londra da critico musicale, io ho smesso di viaggiare. Non faccio nemmeno le vacanze. Non mi piace fare il turista, ma forse sto solo cercando il luogo e il tempo giusti. Nel frattempo dedico gran parte del mio tempo a cose che mi servono per procurarmi soldi e a cose con cui costruire la mia ‘anima’. Tutto dovrebbe essere giusto.
Eppure. Eppure non è che sento che sto sbagliando, semplicemente essendo solo in questo mio percorso mi domando spesso cosa ne sarà di me, alla fine, ‘veramente’. Lo so cosa direbbero molti miei ‘colleghi’: ti preoccupi troppo. Il punto è che non voglio che qualcun altro si curi di me al posto mio. E nello stesso tempo sono consapevole che non posso neppure contare su troppe persone, che non ci sono nella mia vita, che alla fine sono davvero solo.
“E niente che resta in questa terra mossa, in queste montagne, più dure delle mie ossa”. A volte mi domando anche: ma quando io non ci sarò più, dove finirà la mia coscienza? Riuscirà a incistarsi nel mondo e renderlo un po’ più vivibile? O no? Rimarrà tutto in mano a chi ha i soldi, le palànche, il tutto in un mondo che, invece di adorare noi stessi per le nostre capacità trasformative, adora solo la sòlda?
“Inganno, inganno, fatto per restare, in fondo poco, di passaggio per andare” …




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