Estetica e radici
E dunque. Di solito ciò che mi attira di più è l’estetica. In una donna, infatti, la prima cosa che noto è se mi piace a livello di chimica. Tenete presente che sul piano della bellezza, o cosiddetta tale, i miei criteri sono ampli assai: bionde, brune, magre, curvy, occhi azzurri o verdi o castani, non mi pongo limitazioni. E’ l’insieme che deve colpirmi, non un dettaglio. Robert Mapplethorpe sapeva innamorarsi del cazzo di un uomo e quindi di quell’uomo. Io non ci riuscirei.
E però. In fondo con una donna ci devi anche parlare, e quindi non puoi limitarti all’estetica. In realtà a me è capitato anche di avere relazioni con donne con cui raramente si apriva becco – si stava entrambi in apnea sotto le coperte, per così dire – eppure quei rapporti sono stati piacevolissimi. Oltretutto uno di questi rapporti era iniziato con una richiesta di serietà e protezione da parte di quella persona nei miei confronti. Eppure poi avevamo scoperto che ci piaceva, e molto, divertirci.
In altre situazioni ho avuto compagne con interessi simili: si andava al cinema, o a dei concerti, o per mostre. Ma non è questo il punto: infatti c’è chi colleziona cultura come certe persone che chiedono agli uomini o alle donne con cui scopano una forma di validazione (“tanti mi vogliono, quindi sono bravo, quindi sono un figo su tutti i fronti”, come l’Ippolito dipinto da Sarah Kane ne L’Amore di Fedra).
Oppure c’è chi colleziona cultura come si collezionano viaggi. Si vedono posti bellissimi, certo, ma. Non è detto che si cresca. Magari sì, magari no, ma non è il focus principale. Io invece ho l’ambizione che ogni rapporto mi dica qualcosa di me stesso, e faccia lo stesso con l’altra persona. Per questo credo, nelle mie relazioni mi sono sempre lasciato male. Poi magari col tempo si recuperava – non con tutte ovvio – ma il malessere era d’obbligo.
Io credo fosse necessario. Si sta anche male quando le cose sono intrise di verità – verità piccole magari, minuscole, relative, ma reali almeno in quel momento. Per questo credo che la gente che mi sta attorno sia più superficiale di me. Ci si ama, si progetta una vita, ma quell’imponderabile o quell’essere senza mediazione dov’è? Quello dei quadri di Bacon, ad esempio.
E così vorrei una correzione. O per molto tempo l’ho voluta. Non cedere solo alla bellezza, ma anche cercare qualcosa di più profondo. Continuando ad avere il mio criterio soggettivo – senza un tuo criterio soggettivo ti affidi al caos, quello vero, e ti perdi – ma correggendolo un poco. Poi ieri sera mi sono detto: e no. Basta. Tanto le persone che mi circondano non mi rispecchiano in nulla, quindi che senso ha cercare nelle persone, anche in quelle da cui si cerca una relazione, degli elementi in comune su cui costruire?
Come posso guardare i miei simili e sentirmi simile? Io non mi sarei mai messo in un circolo vizioso come quello: ci tengo troppo alla mia libertà, anche da me stesso, volendo. E quindi: perché non partire proprio dal godimento, allora? Cosa che, se aveste un minimo di coscienza – non quella cattolica, quella vera – vi farebbe tremare le vene e i polsi. Leggere Bataille vi aiuterà.
Ecco, io non dico: ho deciso, d’ora in avanti farò così. No. Io mi limito a prendere atto di ciò che mi sta dentro e fuori. Ad esempio. Sono anarchico. Anni fa ho provato ad avvicinarmi a un circolo anarchico di Milano, famoso. La prima volta sono andato a sentire un poeta americano recitare le proprie poesie. Fantastico. La seconda volta sono andato ad un concerto di una cantante che proviene dal movimento no wave, niente male. Scatto anche delle foto, che mando poi all’artista la quale mi ringrazia.
La terza volta mi fanno pagare il biglietto e poi dopo un secondo mi vietano di fare foto, con fare anche aggressivo. Perché non dirmelo prima di farmi pagare? Perché coprire con l’aggressività la voglia di fottermi dei soldi? E così me ne sono andato, rinunciando alla serata, e scattando foto orribili alla periferia notturna milanese. A loro non piacevo, perché caricarsi un peso come il mio sulle spalle solo perché ideologicamente simili? Ero una gatta da pelare in fondo, e la gente, anche quella che si dice ‘io credo a un’ideale’, si fa comunque due conti.
Pertanto ho messo piede in altri spazi liberati, ma mai più nel loro circolo del cazzo. Anche perché se la mentalità è quella del più piccolo dei bagarini, l’interesse per il soldo a tutti i costi voglio dire, cosa ho a che spartire con quella gente? Dovrebbero vergognarsi di fregiarsi del titolo di anarchici. Ripensavo a queste cose oggi, mentre mi ingollavo un due o tre album di De André nel pomeriggio.
No, è inutile cercare persone simili a me: non ce ne sono. Tanto vale allora essere gentili con chi posso condividere degli interessi, e cercare, in fatto di donne, chi soddisfa i miei sensi e le mie fantasie. Non quelle erotiche, diciamo che continuano a piacermi le persone che sanno di libertà, che me la fanno assaporare, e siccome non siamo tutti uguali … aveva forse ragione Igor Sibaldi, quando diceva che ognuno di noi deve essere disobbediente senza bandiera, per parafrasarlo, ovvero senza appartenenza.
E così me ne sto, stasera, con due nuove certezze: sono un anarchico senza bandiera nera, e mi piacciono le donne – per ora solo le donne, in futuro chissà – che rispecchiano il mio ideale di bellezza. Non è molto, pare, ma non è nemmeno così poco. Avrei potuto chiudermi in me stesso per eccesso di dolore e convincermi che “la vita è sacrificio”, come sento ogni tanto dire sul treno da persone strane, brutte e segnate dalla vita, che parlano tra di loro. Io, per conto mio, non sarò mai così.


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