Piovono numeri
Quello era un momento in cui tutti erano nudi. Erano nudi i medici, che si erano visti scivolare una vita tra le mani. Erano nudi i famigliari, che hanno perso un affetto da un giorno all’altro. E tutto quello che io ho notato è che è scattata la violenza. Per questo si cerca di evitare quel contatto, quella connessione tra due nudità. Ma è impossibile per quanto ci si provi. Devo ancora iniziare a leggere il libro di Lowen sul narcisismo, ma è evidente che viviamo in un mondo che non accetta i propri difetti perché teme di veder crollare l’immagine che ha di sé.
E allora ecco che fa paura la morte, che quest’ultima diventa quasi inaccettabile, e poi c’è l’aggravante di una morte che pare fosse evitabile se la giovane vittima fosse stata trasportata in un altro ospedale più adatto, per ammissione degli stessi operatori. Ora, operiamo un distinguo. La rabbia è una emozione, e di quelle fondamentali. Quindi non si può evitare. Io inoltre non voglio giudicare nessuno. Ma ho coscienza di vivere in un mondo dove non c’è possibilità di dialogare in quella terra di nessuno di cui sopra.
Tanto bloccata che quella staticità per alcuni, se non molti, è sinonimo di perfezione. Ecco allora i nostalgici di tutto, persino del fascismo. Ma la vita, che nella sua essenza è sfuggente, quando non incomprensibile, ingovernabile, richiede un discorso sulle transizioni. Perché esse vengano prese in considerazione, come l’impalpabilità di cui sopra. E’ ovvio che tutti si aneli a una qualche forma di stabilità, ma questa stabilità, ultimamente, coincide con la morte.
E il Narciso anela a morire. O detto altrimenti, incontra la morte a furia di fissare la propria immagine. Il Covid? Non esiste. Il cambiamento climatico? Non esiste. Esisto soltanto io vittima di un mondo di informazioni false da cui eventualmente mi difendo con altre persone simili a me. Io, quando parlo con queste persone, noto che sono intercambiabili. Nessuno di loro dice qualcosa di diverso da quanto direbbe un'altra persona con simili coordinate di pensiero.
Come se ne esce? E’ difficile dirlo. Quando il pensiero e il sentimento si incancrenisce, quando le emozioni sono meno importanti del modo in cui le classifichi, siamo di fronte a un mondo di uguali che non sa più dialogare con chi è differente. E’ facile scivolare nel maschilismo, nell’omofobia, nell’abilismo. Magari ammantati di pietà. Mi fermo ancora a riflettere. Ieri ho provato con un’amica a intercettare delle persone per un progetto artistico. Che difficoltà!
E’ stato difficile interagire con persone che non hanno la minima idea di come è fatto il mondo circostante, o che hanno paura un giorno di essere chiamate in causa per cambiarlo forse, visto che tra le altre cose ci è stato detto in tutti i modi che a questo sistema non c’è alternativa e che le “utopie” sono violente. Leggevo dei frammenti di “Vogliamo Tutto” di Balestrini ieri, oltretutto, e mi sono trovato a pensare a come siamo cambiati in peggio, a come ci hanno fatto cambiare in peggio.
Perché non ci ribelliamo più? Perché non vi ribellate più? A me basta un ritmo per iniziare a farmi muovere la testa e il corpo. La maggior parte di voi invece penserebbe: “Chi è questo Photek? Chissà con chi mi vado a mettere se mi lascio trascinare”. Non venitemi a dire che sono due situazioni diverse, due argomentazioni che non stanno insieme. Il punto è che avete troppa paura di compromettervi, di uscire dalle righe. Righe in cui eravate entrati inizialmente perché vi era stato ordinato, o meglio consigliato. Avete introiettato così tanto il consiglio …
Che fare allora? Sarebbe interessante recuperare piacere, gioia e divertimento, ad esempio. Sarebbe importante avere curiosità. Sarebbe doveroso non avere pregiudizi o stare a vedere ciò che non si capisce o si fa fatica ad accettare per quello che è, senza avere la pretesa di sistematizzare tutto. Varrebbe soprattutto la pena di ammettere che abbiamo tutti fallito, commesso errori, avuto più paura del dovuto. Ripartire da qui, sapendo che là fuori c’è un mondo che aspetta solo di essere riscoperto. Io spero, da questo punto di vista, di fare la mia parte.




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